nel pallone

30 10 2007

Sono nel pallone o almeno così pensano i miei capi, visto che è da venerdì che mi fanno rimbalzare e non mi ricevono. Nel frattempo mi girano; e con la testa sono fuori di qui, un lancio lungo fino all’Olympiahalle di Monaco per gli European Mtv Awards.



24 10 2007

Ho comunicato in azienda di avere un’altra importante offerta professionale, il mio malessere e disagio negli ultimi tempi era tangibile così mi ero messa alla ricerca di un nuovo impiego e finalmente dopo alcuni colloqui ho in mano il biglietto di accesso a una nuova vita.

Subito è scattata la controfferta: da semplice e stimata assistente di direzione sono stata elevata a nuova promessa del Marketing.

“Cosa ti piacerebbe fare?”

Improvvisamente su un vassoio ho tutta una serie di possibilità che fino a poche settimane fa mi erano precluse.

Il mio ufficio è diventato meta di pellegrinaggio per tutti i manager dei piani alti. MimiJoy la Madonna del Riposizionamento Aziendale. Santa Assistente di Direzione, martire.
Ognuno portando la sua offerta: product line manager? Retail trade marketing manager? Junior PR?

Qualsiasi cosa basta che resti qui. Ho scoperto un affetto che non credevo possibile.

“Ho sempre pensato tu fossi sprecata per questo lavoro, ti avrei sempre voluta nel mio team. Ti stiamo offrendo la possibilità di reimpiegarti in azienda, un brand che conosci, per cui hai sempre lavorato con dedizione e passione, con colleghi che ti apprezzano”

Tutti mi vogliono nessuno mi piglia. Perché sono la segretaria del capo. Perché ho questa etichetta addosso.

Stamattina il grande capo mi dice di aver pensato a me durante la notte ed avere un’ottima proposta da farmi: a partire da gennaio 2008 aumento e ruolo di web marketing manager.

Sei mesi fa avrei fatto carte false per quella posizione, ma nessuno si accorgeva di me, perché a loro facevo comodo qui, alle prese con un presidente, professionista rampante, un po’ bizzoso, capace e dinamico.

“Sai Mimi, a volte mi chiedo come tu riesca a lavorare al suo fianco, ha un caratterino mica da ridere…” lo so, ma è il mio lavoro, l’etichetta cucita con anni di esperienza.

La mia autostima in questi giorni è al top. Tutte queste dimostrazioni di apprezzamento e il panico in cui li ho gettati comunicando la mia intenzione di rassegnare le dimissioni mi fanno bene. Ed anche male.

Gennaio 2008. Due mesi. “Tieni duro fino al nuovo anno” In due mesi inq uest’azienda ci sono stati 11 dimissionari. Ruoli cruciali. Tra due mesi anche il mio capo potrebbe saltare, per quanto ne so e per come è l’andazzo.

Web marketing manager.

Ho voglia di urlare. Urlare. Urlare. Urlareeeeee…

E’ troppo tardi, signori miei. E’ troppo tardi e non ho più tempo né voglia per arrabbiarmi.

Ho un’offerta tangibile stabile ed immediata contrapposta ad una bella, bellissima controproposta futura (ed il futuro qui dentro è incerto…)



è uno sporco lavoro

19 10 2007

C’è gente che farebbe (e fa) di tutto per essere assunta.

Ho il problema contrario: oggi devo presentare le mie dimissioni.

Sto pensando a quello che non dovrei fare.

Listening to “Slave to the Wage” Placebo



aggiornamento tango

10 10 2007

MimiJoy: “Buonasera, avevo chiamato la settimana scorsa per delle informazioni sulle lezioni di tango”
Operatore: “Dica”
MimiJoy (impacciatissima, cornetta appoggiata sulla spalla e indici che si toccano rimbalzando): “Ecco, io… c’ho provato, ma non ho trovato nessuno che venga (e nel dire questo avvampo ma lui non lo vede) con me”
Operatore: “Ah, sì mi ricordo di te!” (madonnina siamo già così sull’informale?) “Aspetta che mi scrivo giù il tuo nome e un cellulare”
MimiJoy: “omissis omissis omissis”
Operatore:(scrib scrib): “Ok, tango princi” (princi?) “giovedì ore 22.15. Scarpa o sandalo con tacco, ma che sia comodo ”
MimiJoy: “Sì ne ho diverse paia, ecco, ma… riuscite ad accoppiarmi?” (hodettounaporcata, figuradimerdissima, mannaggiaall’emozione! Sembro una chiuaua in calore che cerca il pedigree)
Operatore (trattiene ridacchiata a stento): “S-sì… ehm ” (si ricomopone e torna serio) “ti ho inserito in quell’orario appositamente perché qualcuno di scoppiato c’è”

So già che all’ipermercato stasera spingerò il carrello compiendo otto passi, otto passi, otto passi…



tango

3 10 2007

MimiJoy: “Buonasera, vorrei delle informazioni riguardo ai corsi di tango argentino per principianti…”
Operatore: “Certamente, i corsi iniziano il quindici e il diciotto ottobre con le lezioni di prova, se mi dice i nomi vi metto in lista”
MimiJoy: “Ecco, ehm, se venissi da sola sarebbe un problema?”
Operatore: “Beh, uhmmm no..” sembra perplesso “diciamo che in qualche maniera cerchiamo di arrangiare la cosa, per non ritrovarci in numero dispari. Meglio se siete in coppia, ovvio”
MimiJoy: “Posso chiederle anche i costi di iscrizione e delle lezioni o dei corsi?”
Operatore: “Allora, sono trenta euro per l’iscrizione all’anno accademico…”

Vaffanculo alla singletudine, una volta tanto.



cogli la prima mela

12 09 2007

Sono Mac-dotata. Powerbook G4 da 15 pollici. Età presunta 3 anni, ottime condizioni. L’ho adottato (comprato per una cifra simbolica/ridicola con regolare fattura e ddt) dall’Azienda per cui lavoro.

Un colpaccio di fortuna. Vera primizia della mega svendita dopo il trasloco degli uffici nella nuova sede.

So già che inciamperò tra i due mondi (Win/Mac), ma come una moderna Eva informatica non demordo e mordo la mia prima mela!

In conclusione: siccome sono un po’ intimorita ed eccitata dalla novità mi conforto e stasera gli compro custodia colorata e mouse. Il corredino per il nuovo arrivato!

 



la chiave

1 08 2007

Sono una ferramenta.

Nella borsetta nuova sono in ordine rigorosamente sparso:

  • Mazzo chiavi appartamento Milano attuale (carinissimo ma troppo oneroso per me)
  • Due mazzi chiavi appartamento in cui mi trasferirò appena fuori Milano(giustissimo, per me è l’ideale e sarà un piacere renderlo la mia tana)
  • Mazzo chiavi Lolloft (per abbeverare le piante mentre Lollo è in ferie)
  • Chiavi della moto + chiave catenaccio e bloccadisco (mi batte più forte il cuore ogni volta che le vedo)
  • Chiavi dell’ufficio + chiavetta caffé (la seconda casa)
  • Chiavi dell’auto (per caricarci gli scatoloni del trasloco di tanto in tanto)

Mancherebbero le chiavi della casa in Veneto, ma almeno quelle cerco di non portarmele dietro.

Zingara o gran chiavatrice?  ;)

 



senza forse

24 07 2007
Due cerchi affiancati a formare un otto. Oppure il simbolo dell’infinito sull’avambraccio destro.

Mi osservo spavalda la pelle bianca, cerchiata di rosso.

Come non fosse il mio corpo.

La boccata di sigaretta mi rotola ruvida e amara in gola. Il fumo tra le ciglia porta lacrime superflue che si tingono di mascara.

Non è abbastanza. Devo sentire il dolore fisico, non è possibile.

Clack.

Come pop corn l’auto sputa, poco convinta, l’accendisigari di nuovo incandescente.

In un gioco quasi infantile poggio ancora il cilindro rovente sull’avambraccio, facendolo combaciare con la circonferenza arrossata.

Quanti secondi saranno trascorsi? Non lo so, ma potrei ripetere il copione del nostro ultimo litigio in modo impeccabile, così… giusto per vedere quale sia la soglia di resistenza.

Atto finale: a passi veloci e pesanti, paonazza in viso sbatto il portone alle mie spalle e uso il vialetto come rampa di lancio per tuffarmi in auto e scappare piangendo.

Lontana dalla casa del dolore. Dietro ogni porta ricordi di mia madre in un santuario di eterno lutto. La ribellione dei vent’anni: “Ci sposeremo e mi porterà via di qui, via da te, in America!”

Nell’abitacolo dell’auto accostata in una stradina di campagna lo spettacolo continua nel suo epilogo delirante. Denti che si mostrano in un ghigno grottesco, naso che cola, viso di spugna strizzata, grondante di umiliazione, ira, vergogna.
Spurgo sofferenza.
Sbavo risentimento.
Sputo frustrazione.
Mordo le guance per inghiottire il sapore ferroso del sangue.

L’accendisigari oramai freddo tra le dita e un urlo strozzato.

Forse amore - per un padre mai compreso a fondo.

Ancora e ancora e ancora.
Cerchi sempre più vermigli ma non sento niente, se non i miei singhiozzi e il salato del moccio e delle lacrime. Altra sigaretta.

Anelli di siero e velo di pelle bruciata . Sembrano le corone di due crateri, gonfie vescicole circolari. Vene di lava bluastra di sfondo.

Dieci anni e un funerale dopo intravedo quell’otto in trasparenza, smagliatura tonda sul tessuto dermico.
Oggi, come quella sera porto il segno.

Non è ustione per sublimare il dolore.

E’ inchiostro.

In riccioli eleganti. In profondità è arteria pulsante, battiti come pallottole al cuore.

E’ la tua iniziale, Papy.

E’ Amore. Senza forse.

Listening to “Like a Tattoo” Sade

 

Special Thanks to Sago Tattoo



specialità della casa

20 07 2007

Invito a cena.

Da me. 

Cucino io… però l’invito è a tuo rischio e pericolo:

La Chef potrebbe volersi inserire come piatto forte nel menu.

Listening to “Infatuation” Christina Aguilera



l’appuntamento

10 07 2007

Sulla quarantina. Rasato, aspetto gradevole e curato, ma non appariscente.Mi vede arrivare sul vialetto di porfido, bardata con casco e zaino in mano, mentre rovisto alla ricerca delle chiavi del portone.

Sorride e gentilmente mi tiene aperto. Ha lo sguardo che luccica, direi che è emozionato. Rispondo al sorriso e lo ringrazio, una voce femminile dal citofono alle sue spalle gracchia qualcosa di incomprensibile. Lui rimane al portone, in trepida attesa.

Mi dirigo verso l’ascensore pensando di incrociare magari la donna che lo incontrerà.

Il tempo di entrare in casa, togliere giacca, paraschiena e prendere la catena grossa per chiudere la moto parcheggiata in cortile di sotto. L’ascensore è ancora al mio piano. Segno che Lei non è scesa o forse sì, ma dalla scala A.

Invece no. Di lei nessuna traccia e lui è ancora lì, paziente, con una gioia che non riesce a contenere. Ci riguardiamo e risalutiamo con una battuta, ovvia, sul tempo.

“Bufera in arrivo…”

“Ho fatto giusto in tempo a parcheggiare la moto! Che fortuna!”.

Accucciata sulla ruota posteriore armeggio con catenaccio e lucchetto. I primi goccioloni di temporale chiazzano la sella. Mi sollevo e lancio un’occhiata al portone. Ancora nulla. Si fa aspettare questa, la voglio proprio vedere adesso! Con la scusa di controllare il sottosella mi attardo e faccio la vaga.

Rumore del portone di vetro che si chiude. Mi volto verso di lui.

Due bambini gli saltano addosso come cuccioli impazziti. A turno ne prende in braccio uno e poi l’altra schioccando sulle loro guance baci e risa. In trance ritorno verso la portineria. Lui è alle prese con un ombrello colorato a spicchi d’arcobaleno, i bimbi lo strattonano esultanti al suo fianco: “Papy! Papy!”

Scene da famiglie separate. Figli in condivisione. Era il suo week end con i piccoli, altro che cena galante con donna misteriosa.

Abbozzo un sorriso come cenno di saluto quando li incrocio. Il mento mi trema, le mani si serrano a pugno.

Divorziati con figli. E’ famiglia. Nonostante tutto.

Ma al quarto piano il mio appuntamento è con la piantina di basilico da annaffiare.

Mi volto indietro, lui anche.

Un ultimo contatto visivo.

Lui ha gli occhi lucidi di gioia. Io velati di malinconia.