27 09 2006

Lunedì non riuscivo quasi a vestirmi per l’indolenzimento dei muscoli. Mentre mi muovevo lentamente, con l’illusione di soffrire meno, ridevo. Come non mi succedeva da tempo, pensando alle mie scorribande in moto.

Un mese fa durante le vacanze in Sardegna ero agli antipodi, persa in pianti rabbiosi. Il Monster non c’entrava ero piuttosto in preda ad un esaurimento moto-nervoso, culminato in attacco di panico, guidando sulla Baunei-Dorgali. Temporale estivo con nebbia e temperature autunnali, fradicia fino alle ossa, tesa, scoraggiata mi dicevo nel casco grondante: "Ma che ci sto a fare qui? Io con la moto non c’entro niente, ho freddo, sono da strizzare, sono stanca, HO PAURA".

Un blocco, un nodo che mi ha messo il dubbio, dopo 5 anni, che la moto non facesse più per me.

Non era la mia Ducati fiammante, non erano le strade sinuose e bellissime della Sardegna, non erano gli altri compagni di viaggio troppo "manici", ero io che non funzionavo in sella.

Tutti se ne erano accorti. Peggiorando la mia vergogna e il senso di inadeguatezza.

Ero io che non avevo fiducia in me stessa.

Per sfida ho aderito subito all’iniziativa del Supermotard con il Team Cattaneo e Alex del gruppo Fazzoletti Rossi.

Vanessa, amica motociclista, aveva organizzato e coordinato tutto talmente bene nelle settimane precedenti, che non c’erano scuse per rimanere a casa. M’è venuta a prendere in auto con un forumista di Motard.it domenica mattina presto. Destinazione finale la pista di Castelletto di Branduzzo.

Rinunciare ad un’occasione così sarebbe stato un delitto. Inutile dire che ho dormito poco o nulla sabato notte per l’agitazione, e fin dal primo mattino di domenica ero pronta in anticipo. Mi sono persino truccata per "perdere tempo" e occupare le mani nervose.

La paura e quell’ansia vissuti in Sardegna erano però ancora ben presenti… ma stavolta a Castelletto di Branduzzo c’era anche qualcos’altro.

Il punto di non ritorno. Volevo ricominciare a divertirmi in moto. Per capire una volta per tutte se io e le due ruote fossimo compatibili.

Quando sei su un trampolino sai che non puoi fare a meno di tuffarti, anche se te la fai sotto. Allora, tra disperazione e terrore trovi il coraggio di buttarti.

Così, tremante nella tuta in pelle, ho affrontato l’ingresso in pista.

La mano si stringeva sulla leva della frizione. Il motore dell’Husqvarna cantava in sottofondo e sembrava farmi da rullo di tamburo. Con la punta del piede destro poggiata a terra riuscivo a malapena a stare in equilibrio, dall’altra parte Stefano, il meccanico, mi sosteneva la moto. L’interno coscia era in tensione massima.

Alex continuava a guardarmi fisso negli occhi e ripetermi:

"Respira, non andare in apnea, quando sei stanca esci e fermati"

Non mi sono vista in quei momenti, ma credo avessi le pupille dilatate come un gatto impaurito.

Avevamo praticamente la pista tutta per noi ragazze.

Non potevo tirarmi indietro. Ero in ingresso pista, ero sul trampolino mentale, pronta a tuffarmi nei miei timori.

Mi sono buttata e l’asfalto era un fiume in cui all’inizio annaspavo. Poi, curva dopo curva, scivolavo galleggiando nel torrente della velocità.

Tre giri e già tiravo fuori la gambetta facendo scendere il manubrio di sguincio…spostando il corpo nella direzione opposta… Lo stivale come timone, il manubrio come pagaia.

Ero nel flusso, ondeggiavo con la moto tra i cordoli.

Non so dire quanti giri ho fatto. Ero drogata, ipnotizzata. Ero io? Ero quella che piangeva nel casco un mese prima in Sardegna?

Apnea? Credo che in quei minuti respirassi con tutti i pori, con ogni cellula del mio corpo. Al massimo ho rischiato un iperventilazione esilarante, perché nei cambi di moto ("Prendo il 250? No, dammi quel 450 che prima m’era piaciuto!"), ridevo, saltavo, urlavo di gioia.

Il Supermotard è stato rigenerante come una nuotata nell’acqua fresca.

In pista ho sempre cercato il ginocchio a terra senza successo. Sta a vedere che invece di rannicchiarmi in carena avevo invece solo bisogno di stendere gambe e braccia!

Ero felice di ritrovarmi tra donne come me, che hanno le mie stesse paure, desideri, emozioni, sfide interiori. Lì, nel flusso del circuito, eravamo tutte uguali, non importava se una guidava da sedici anni la moto o se non aveva mai provato l’ebbrezza della pista. Eravamo noi donne, la bellezza del Motodromo e la potenza delle Husqvarna.

Durante la giornata mi sentivo tra amici, quasi in casa. Tutti carini, e disponibili a dare consigli e incoraggiare. Adriano, il responsabile del circuito, ha avuto con noi ragazze una disponibilità incredibile e tantissima premura.

Il Motodromo non ha un paddock enorme, ma prefabbricati semplici e una zona per la pratica con i percorsi di birilli. Atmosfera quasi da campeggio. Viavai di moto e buon profumo di hamburger alla griglia, misto a benzina. Questo sì che si chiama pit stop!

Bello vedere tanti bambini e famiglie come spettatori, l’atmosfera è cordiale. Nessun bilico enorme con stemmi araldici altisonanti delle case motociclistiche, ma tanti furgoni e carrelli di appassionati e privati.

Chiunque abbia provato il Supermotard assieme a noi ragazze, per la prima volta, aveva un sorriso eccitato e trionfante.

M’hanno detto che stavo per strusciare le pedane… E quando le ho fatte strusciare sul serio, cadendo (all’ultimo giro dell’ultimo turno, un classico!) ero eccitata e per nulla spaventata (solo preoccupata per quella bellissima Husqvarna).

Ebbene sì, cadere m’è servito e ho sentito che faceva parte della lezione del giorno.

Una sorta di battesimo… Perché sono "motociclisticamente" rinata a Castelletto.

Acqua, corrente, flusso, tuffo, apnea, battesimo…Il Supermotard ha lavato via le mie paure. Ora resta la sete per il prossimo giro in pista!

Grazie a Vanessa di Motocicliste.net per aver coordinato con pazienza e precisione la preparazione di questa giornata di Supermotard femminile.

Grazie ad Alex e Stefano di Fazzoletti Rossi per averci fornito gli ingredienti della ricetta della felicità.

Grazie a Adriano del Motodromo per l’attenzione e la fiducia nei confronti delle donne motocicliste.

Grazie a me stessa perché finalmente ho creduto in me!

Paura del trampolino o della moto?

Soundtrack: "Jump" Madonna



20 09 2006

La segretaria e il capo

Ho incrociato il mio boss in corridoio, lui in direzione della toilette io di rientro in ufficio. Gli ho fatto una domanda al volo (trovarlo disponibile in certi giorni è un miracolo, sicché sfrutto ogni occasione utile, anche se non proprio opportuna). Lui nel rispondermi ha girato l’angolo, con la mano destra ha impugnato la maniglia della porta del bagno, iniziando a socchiuderla.

Credo fosse soprappensiero e concentrato nel formulare il suo discorso, trattenendosi dall’impellenza. Continuava a parlare e socchiudere la porta. Mi sono sentita in colpa, del resto però poteva anche rispondermi un semplice "Non adesso…" Ho proprio bloccato il boss nel momento del bisogno, letterale, per questo non lo biasimo, poveretto.

Poi sempre nel mezzo del suo discorso con la mano sinistra ha cominciato ad abbassarsi la zip dei pantaloni. Un gesto suppongo innocuo e non premeditato, ma sono rimasta lo stesso interdetta. Per fortuna non stavo parlando io in quel momento, perché avrei balbettato sicuramente.

E’ stato un po’ come quando vedi i cani leccarsi: sai che è naturale, ma c’è sempre un filo di morbosità nel guardarli mentre lo fanno. Sono quelle cose che ti inceppano i pensieri per qualche secondo: una spallata involontaria di uno sconosciuto, uno starnuto durante l’omelia monotona di un prete, un’imprecazione sconcia sulle labbra di una vecchina a modo.

Negli Stati Uniti avrebbero denunciato il fatto come "molestia sessuale!". Io non so ancora se l’idea che lui si senta suo agio, tanto da calarsi la zip dei pantaloni davanti a me, totalmente incurante, sia un segno positivo o meno.



19 09 2006

Sono gnucca, una vera dummy - aggiornamento su Evoluzione Cercasi

E’ un casino. Decido che affiderò a Wordpress la gestione del blog. E’ già qualcosa… un passo avanti. Stresso degli inconsapevoli blogger con le mie menate (Luciano, Mic, Tambu non odiatemi). Scarico il necessario, obbedisco al file "readme" di Wordpress e leggo tutto per benino, pur comprendendone solo il 25%. Di solito mi va di culo con ste cose, quindi proseguo e ad aiutarmi nel primo tentativo di installazione c’è anche Lo, povero martire che mi supporta e mi sopporta. Test  fallito. Manca qualcosa, ma cosa? Lo comprendo qualche giorno dopo, et voilà: immediatamente mi attivo il servizio aggiuntivo su Aruba per i database MySQL. Arrivano le coordinate mancanti, ci dovremmo essere, nel frattempo invio una mail ad un paziente moderatore Arubiano per ulteriori informazioni, il quale mi risponde gentilmente e candidamente…

Puoi attivare MySql in qualunque momento: attenzione che per usare Wordpress ti occorre Hosting Linux, nel tuo caso windows+linux, vedasi

http://assistenza.aruba.it/kb/idx/47/0/00003Hosting_Windows__Linux.html

http://vademecum.aruba.it/start/linux/php_wordpress2.html

E’ tutto meraviglioso, gli sono infinitamente grata. Davvero. A me i puzzle piacciono un casino e neanche quelli facili facili, bensì quelli "fetenti" di Escher, per intenderci. Ma che ne so io se ho l’hosting linux? Da dove lo capisco? La mail di attivazione di Aruba del lontano marzo 2005 non mi pare ne faccia cenno… Chi me lo dice? Affogo in sigle, script e istruzioni per l’uso.

Così mi scopro gnucca di brutto. Per fortuna che il servizio aggiuntivo di MySQL è attivo per due anni. Ho tempo per "qualche" tutorial. Barcollo ma non mollo!



8 09 2006

Evoluzione cercasi

Blog, cronologia certificata dal 2003, contatore visite vicino alle 7 cifre, dominio già registrato, cerca webdesigner per evolvere leggermente l’attuale template e predisporre gestione blog direttamente da spazio web di proprietà.

Astenersi mercenari, perditempo e caritatevoli saranno giudicati come titoli preferenziali. Sono graditi link a template e blog già realizzati in passato. Benvenuti anche consigli sul do it yourself (al massimo mi arrangio e ci provo da sola). Candidature e consigli da inviare tramite commenti a questo post. Grazie



4 09 2006

Primo giorno di scuola. A ricordarmelo sono le mamme col sorriso un po’ triste e i lucciconi davanti al portone della scuola elementare.
A me sembrano tutti piccoli questi bambini. Io non ero così. O forse sì.

Rallento per curvare attorno all’edificio, ben sapendo che oltre l’angolo uno zaino con i piedi potrebbe tagliarmi la strada. La scuola ha tre ingressi.
Faccio per abbassarmi la visiera ma decido che l’aria di settembre, da primo giorno di scuola, mi piace. Decelero ancora, le strisce pedonali me lo impongono.

La velocità quasi a passo d’uomo mi permette di vederla ancora meglio. E’ sul marciapiede a fianco a me, procede in direzione opposta alla mia, cinquanta metri più avanti, sulla destra. La bimba scioglie impaziente la manina dalla presa della madre. Un gesto infastidito, fatto chissà quante volte di fronte alle vetrine di giocattoli, al parco giochi.
Vedo la madre alzare gli occhi al cielo e sbuffare divertita. Sa che oggi sono due mani che lasciano la presa, mentre un domani sarà:
"mammachepallecheseivogliofarelamiavita".

La bambina ha iniziato a correre verso il portone sud della scuola, è come in fuga. La corsa la impegna così tanto da farle sobbalzare la mascella e tremare le guance ad ogni falcata. Non ha l’eleganza di un velocista, piuttosto è scomposta e goffa.
Non m’accorgo del tombino e rimbalzo leggermente anch’io sulla sella. Ridicola donna in moto.
Il guizzo della bimba si contrappone alla flemma della madre, che non ha modificato il passo e, dopo aver rovistato nella borsa, ha sfoderato il suo cellulare per fotografare la piccola sulla soglia del portone "Riservato alle classi I A e I B".

Si capisce che il grembiule rosa la impiccia nella sua volata finale e percepisco anch’io le scarpine nuove fregarle sull’alluce. No, è solo suggestione: sono le mie scarpe che giocano un po’ nervose con il pedale del cambio. Stringo le mani sul manubrio come lei stringe gli spallacci dello zaino. Sono regolati troppo lenti e li afferra come un paracadutista frustato da folate d’aria.

Per un istante, distratta dal rumore della moto, la scolaretta rallenta la corsa e mi osserva, affannata. Sembra dirmi con un’occhiata trionfale:
"E’ il mio primo giorno di scuola! Sono grande!"
Non reggo lo sguardo e abbasso gli occhi. Chiudo la visiera per darmi un contegno e nello specchietto retrovisore intravedo madre e figlia di spalle, ricongiunte di nuovo per mano. Giro l’angolo. Guardo avanti. Vado su di marce e accelero.

Sono io quella in fuga ora. Mi accorgo di invidiarla. Per entrambe le affermazioni nel suo sguardo spavaldo. E per quella stretta di mano. Io non ero così. O forse sì.



1 09 2006

Per tutti quelli che… "quanto si stava bene in ferie!"

Per tutti quelli che… durante la vacanza, però, hanno litigato con i compagni di viaggio

Per tutti quelli che… "c’è la crisi"

Per tutti quelli che… "non me ne va dritta una!"

Per tutti quelli che… si sentono perseguitati dalla sfiga

Per tutti quelli che… vivono il lavoro come un supplizio

Per tutti quelli che… gli girano le palle

Per tutti quelli che… non sono mai contenti di nulla

Shhhhhhhhh

Clare sta dormendo!!!!

Congratulazioni a mamma, papà e fratellino!

Clare, benarrivata tra noi. Vorrei essere un giorno la zia che ti insegnerà ad andare in bici senza rotelle. Ad insergnarti a guidare la moto, sempre se lo vorrai, ci sarà tuo padre (io gli ho fatto da cavia qualche anno fa!).

Oggi la vita, questa vita, mi piace un bel po’. Grazie a te, Clare.