Biker pride Con le mani a coppa sul vetro del finestrino trattengo il respiro per non appannarlo e lancio uno sguardo verso la campagna. Sono quasi le dieci di sera, per fortuna non c’è nebbia ed in lontananza scorgo la torre campanaria del Duomo, poco più in là quella della Pieve. Tra qualche minuto arriveremo in stazione. Mi chino e sistemo il libro che stavo leggendo nella tasca del trolley.
Dalla porta di vetro si affaccia una ragazza. Anche lei da un’occhiata al paesaggio notturno in cerca di un riferimento.
"Scusa, ma questo intercity non ferma anche a Cittadella?" mi chiede.
"No, questo fa Vicenza – Castelfranco, senza soste intermedie".
Avrà più o meno la mia età, capelli corti castano chiari, un bel visino, poco trucco ed è vestita con un giacchino imbottito stretto in vita e pantaloni in panno. Ha l’aspetto curato e modi cordiali.
Stavolta sono io che le faccio una domanda pensando che magari ha bisogno di aiuto o informazioni aggiuntive:
"Dovevi scendere a Cittadella?"
"No, no è che l’altro intercity che prendo di solito ferma anche a Cittadella e non capivo a che altezza eravamo"
Allarme rientrato. Mi squadra insistentemente. Sono sicura di non conoscerla e distolgo lo sguardo per puntarlo sul pannello degli interruttori elettrici della carrozza, faccio la vaga, ma percepisco che mi sta ancora osservando. Non reggo più e volto il viso verso di lei, fingendo però di voler guardare fuori dal finestrino. Mi sorride ed è proprio rivolta a me, non c’è dubbio, ha tra l’altro un’aria soddisfatta e compiaciuta. Finché non esplode improvvisa:
"Tu sei la motociclista! Indossavi una giacca da moto!"
Mi ha fulminata.
Ho un flashback e mi rivedo su un treno, un sabato mattina di tre settimane prima, con il giubbotto in pelle ed il casco in mano. Tornavo in Veneto per il week end. In programma oltre ad un pomeriggio con mia sorella c’era pure una gita in moto, giusto per restare allenata, anche se solo come passeggera quindi mi ero portata dietro l’occorrente.
"Caspita che memoria!". Il sorriso è diventato comune e d’intesa. Sì ero io, su un treno ma agghindata da amazzone, con tanto di guanti paraschiena e casco.
"Lo sapevo…" mi racconta "è che mi capita spesso di vedere delle persone mi pare di conoscerle e magari ci rimugino su dei giorni e poi finalmente mi ricordo dove le ho viste!"
"Sei motociclista anche tu?" indago speranzosa
"No, ma con quella giacca ed il casco colorato -" si ricordava pure quello! "mi sei rimasta impressa".
Il treno si è fermato con un singhiozzo, iniziamo le manovre coi bagagli e scendiamo tutti sulla banchina. Già vedo i primi abbracci, sento dietro a me i "lasciami la valigia ché pesa" e l’umidità mi brucia le narici intontite dal caldo del treno. So già che fuori dalla stazione mi aspetta mia sorella ed affretto il passo su per le scale verso l’uscita ché ho voglia di vederla, ma mi volto indietro e saluto la ragazza "Buon week end!" ,"Grazie anche a te!".
Chissà se la troverò in treno domenica quando tornerò a Milano.
Arrivo all’atrio, poso per terra la valigia, sblocco e sollevo la maniglia per trascinarla, le porte a vetri si aprono e l’auto di mia sorella è già qui che mi aspetta.
Stasera le mie due ruote sono solo quelle del trolley ma il mio orgoglio da motociclista è ben su di giri.