La mia… SBK Il Santamonica mi piace. Credo sia l’autodromo in cui mi sento più "a casa". Se la superbike a Monza mi era sembrata un po’ in sordina a Misano ho percepito fin dal nostro primo ingresso in paddock l’emozione del week end di gara.
Piloti che sfrecciano tra le hospitality in sella agli scooter di servizio, frotte di motociclisti di tutte le età e tipologie, musica a palla, tante paddock girls per la gioia dei maschietti, meccanici in divisa ufficiale come se fossero piccoli eserciti colorati: giallo e blu per Suzuki, rosso e bianco per Ducati, verde acqua per i malesi della Petronas, l’inconfondibile verdone Kawasaki…
Sì, perché quello che indossi in paddock parla di te. Nel caso delle umbrella girl vale forse il contrario, ma questa è un’altra storia.
Ero un filo imbarazzata sotto lo sguardo di un meccanico nel Suzuki Village che fissava stupito la mia canotta Desmodonna, dichiaratamente filo-ducatista. Ma ho anche visto tanti mescolare, brand e nomi di case: t-shirt Honda Repsol, cappellino Yamaha, zainetto Ducati in un carnevale di loghi, forme, colori. L’intero paddock addosso, praticamente!
All’hospitality Suzuki ho persino ricevuto in omaggio t-shirt European Cup e cappellino Corona ma non me la sono sentita di indossarli perché facevano un po’ a cazzotti con la mia fede ducatista e l’autografo del mio pilota preferito, Régis Laconi, in bella mostra sul frontino.
La superpole e le gare sono state una collana di sussulti, applausi, incitamenti, gioia ed emozioni. A descriverle ci saranno i giornali ed i comunicati stampa, in cui non leggerò mai l’emozione di aggiudicarmi il cappellino lanciato da Régis nelle interviste della superpole. Ancora sudato, fotografato con la mia digicam mentre lo indossava sotto i flash dei fotografi ed un secondo dopo finito tra le mie mani. Ah, quanto mi piace la superbike a Misano!
Così come non leggerò dell’inserviente araba che ripuliva i cestini in sala stampa, col capo coperto dal velo, così lontana dal mio mondo, in cui se proprio mi devo coprire il viso lo faccio abbassando la visiera del casco.
La superbike a Misano per me è stata accorgermi che la commozione di Chili per la sua 250esima gara disputata mi aveva contagiato, il muretto della pit incandescente sotto il sole, è stato un emozionato Laconi con il viso chiuso nelle mani al momento della marsigliese sul podio, l’odore dello champagne sulle mie braccia che applaudivano gli eroi di queste due giornate con gratitudine ed ammirazione, è stata la punta d’invidia (peraltro innocua) per Alice Brum Brum fortunata passeggera twin seater.
Al confronto i comunicati stampa ed i rilevamenti cronometrici sono asettici come codici a barre. La mia superbike a Misano è profumo di piada, rumore di proiettili su due ruote (e anche una sola a volte), gusto di Fisherman’s Friends e Corona, è la stretta di mano a Pirovano, la voce amica di Giancarlo Falappa che commenta la superpole, l’insalata coi pomodori di casa offerta dal team di Ayrton Badovini, le tute arancio dei commissari tempestate di autografi. La superbike a Misano è palpeggiare il sedere di sorpresa a Lo mentre aspettiamo che i piloti si schierino in griglia. Questo è il mio week end di gara, questo è il Santamonica che mi piace.