21 02 2005
Danzano. L’ho sempre sospettato che i piloti avessero un’inclinazione (letterale) per la danza e sabato sera me sera ne sono convinta.
C’è un ritmo nell’andare in moto, anche solo nel linguaggio dei motori (a due o quattro tempi per esempio….). C’è della musicalità nel motociclismo. Un solfeggio a tutti gli effetti, fatto di scoppi, accelerate, frenate, scalate di marcia, fasi.
Un campionato come la Superbike potrebbe esser visto al pari del concerto di Capodanno. Un sorpasso tra Gibernau e Rossi uno duetto di violini. La Dakar è musica etnica, il Turist Trophy lo vedrei bene come uno ska indiavolato… Tante le discipline motoristiche, tanti i generi musicali. Le analogie continuano.
Sabato ho assistito al balletto del Bolsoj in chiave motociclistica. Campionato Mondiale Trial: danza in punta di pneumatici.
Una specialità "cenerentola", ingiustamente sottomessa al clamore delle sorellastre più grandi (motogp, sbk…) e magari pure snobbata dalla fatina degli sponsor e dalla zucca mediatica. Qualcosa però sta cambiando.
Pur di osservare i volteggi di Raga, Fujinami, Lampkin & Co. centinaia di persone erano in coda alla biglietteria del Forum di Assago. Più di un’ora di fila, un successo inaspettato di pubblico, una gestione vergognosa degli ingressi con due soli sportelli aperti ma anche tanti bambini tra il pubblico e famiglie nella calca, al freddo. Magari non lo avrete letto nei giornali ma la passione che ha portato così tanti di noi ad aspettare al botteghino è segno che il Trial Indoor non è uno sport di nicchia ma uno spettacolo sportivo di tutto rispetto, una forma d’arte su due ruote.
Il motociclismo non è solo la musica magistrale dei soliti volti noti della velocità. Chi era al Forum di Assago sabato sera lo sa. Seimila e più applausi per questi ballerini che riescono a stare in equilibrio precario, sospesi su pochi cm di pneumatico, balzando tra ostacoli in una coreografia spettacolare.
Se nel balletto volteggiare sulle punte è d’obbligo, nel trial anche solo poggiare la punta di uno stivale costituisce una penalità. Leggiadria, equilibrio, precisione, velocità d’esecuzione, elevazione, calcolo della spinta motore, concentrazione: queste e altre sono le caratteristiche vincenti del trial.
Persino l’abbigliamento dei trialisti alla fine richiama le aderenti tute elasticizzate dei ballerini di danza moderna. Muscoli tesi, corpi ben torniti ma non eccessivi sotto uno scampolo di lycra cucito addosso. Le moto che questi piloti/atleti/danzatori conducono sono quasi eteree. L’evoluzione della tecnica le ha portate ad assottigliarsi come inconsistenti insetti che si arrampicano e saltano oltre qualsiasi ostacolo, anche molto più grande della loro mole.
I piloti diventano un tutt’uno con le loro moto perché non vi sono adagiati sopra ma le comandano con ogni muscolo, calibrando il peso proprio e della moto in relazione all’ostacolo, al tracciato, al tempo, alla forza di gravità stessa. Sublime.
Piccoli passi eseguiti con maestria, corse ad ostacoli in monoruota, arrampicate a gradoni con saltelli sempre più ampi, pause in bilico in cui anche il respiro può compromettere l’equilibrio di pilota e moto.
Il corpo di ballo del trial mondiale è gioia per gli occhi. Uno sport motoristico che non ha nulla da invidiare ai grandi campionati di velocità. Lo spettacolo è al suo apice e l’adrenalina non manca, assistere per credere.
Il prossimo pas de deux in Italia sarà a Livorno il prossimo 5 marzo. In differita magari, ma non mi perderò la danza di questi semidei su due ruote.
Ulteriori info al sito: http://www.worldtrials.info/noticias/001.asp
Foto dell’evento a breve.
Categories : moto mon amour





