23 12 2004
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Categories : telex
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Pubblica ammenda
Cara Redazione di Splinder,
grazie di cuore per aver compreso che il mio errore* era in buona fede.
Con l’occasione ho chiesto agli amministratori di Iobloggo.com di modificare le loro procedure di importazione in ottemperanza alle regole di Splinder e di comunicare tale cambiamento nella loro homepage, affinché nessun utente di Splinder venga penalizzato.
Ovviamente, e forte di quest’esperienza infelice (che mi ha gettato un bel po’ nel panico), riconfermo la fiducia di Saluti & Bax a questa piattaforma.
Grazie di cuore.
*inserimento del codice redirect (su piattaforma Iobloggo.com) nel template del mio photoblog http://mimijoyclicks.splinder.com, operazione vietata dalle regole e condizioni di servizio di Splinder.
Photo fear Ho paura a fotografare le persone.
Sono “troppo”.
Troppo in movimento, troppo mutevoli, troppo sfuggenti, troppo significative, troppo importanti. Mi fanno paura.
Gli Amish non si fanno fotografare. Per non dare una falsa immagine di se stessi, per non farsi rubare l’anima da una tecnologia che loro rifuggono.
Mi presto volentieri per farmi ritrarre in foto. Non mi imbarazzo, faccio le facce buffe, sorrido, mi diverto.
Fotografare le persone che non conosco bene mi fa paura. Sento di avere un’arma e non una macchina fotografica in mano. Gli oggetti invece sono rassicuranti, la natura sembra nata per essere rappresentata sotto forma di immagini, liriche, musica…Arte. E’ un soggetto perfetto.
Le persone però mi fanno paura. Ho timore di quello che hanno dentro, che mi commuova o che mi terrorizzi. E l’obiettivo dietro il quale osservo la gente diventa un’arma a doppio taglio.
Vegetariana Stamattina entrando in ufficio mi è venuta vogli adi mangiare le foglie degli alberi. Farmi uno spiedino di bosso, leccare un ventaglio di ginko.
La brina le aveva glassate, sembravano spolverate di zucchero.
Ne ho raccolta una, ma come l’ho avvicinata al viso per osservarla da vicino, toccandola, ha perso un po’ della sua magia invernale.
Come un’ala di farfalla che non vola più l’ho lasciata cadere. Assieme a lei riposa sul porfido umido lo stupore di una bambina di trentunanni.
Manca ancora la foto del guru ma è scattata la seconda sfida del foto.contest. Tema: People.
E’ un frizzante dopo pranzo di dicembre. Varchiamo l’ingresso dell’Ikea. A pochi passi dagli armadietti guardaroba Lui impreca e mi confessa di aver dimenticato il libretto degli assegni a casa. Propongo che io vada in avanscoperta, mettendomi in coda al banco dell’arredo-cucina, per poi confermare l’ordine insieme al suo ritorno, munito di assegno. Detto fatto. Lui ritorna sui suoi passi a casa mentre io mi armo di shopper blu in tela ed inizio il mio tour in solitaria.
Sarà l’allestimento degli ambienti - che è così fresco, colorato, stiloso; sarà che sono l’unica a gironzolare tutta sola per i reparti senza amiche, sorella, compagno, genitori… ma mi sento come Carrie di Sex & The City: carina, dinamica e single.
Cosa importa se nello shopper ho solo riposto una confezione da 100 tovaglioli di carta e i biglietti augurali di natale? Procedo decisa verso la zona dedicata alle cucine, persa nel mio status mentale di single rampante e spensierata. Gioco in singletudine mezz’ora tra nomi svedesi “stolla”, “köld”, “gläsa”, “applåd”, sbirciando tra gli allestimenti, esaminando piccoli accessori, prendendo nota di abbinamenti e idee per decorare casa. Attorno a me solo famigliole, coppiette, gruppetti di amiche o generazioni di donne (mamma-figlia-nipote).
Il cellulare nella borsetta vibra, è Lui che mi richiama: “Siamo delle fave!”, “Come… siamo?” lo rimbecco io.
“Sono arrivato quasi al portone di casa, ma le chiavi per entrare e prendere il blocchetto di assegni chi ce l’ha?”
Ho un flashback da trentunenne felicemente innamorata e accoppiata: Lui che con occhi pieni di amore e fiducia mi consegna le chiavi del suo nuovo nido da arredare, perché io le custodisca in borsa. Un modo come un altro per dividere anche questa gioia e il senso di C-a-s-a.
Scoppio in una risata.”Non è possibile! Hihihi… Che fave, davvero!”
Sì, perché la situazione, a questo punto, è proprio grottesca. Lui ora è costretto a tornare qui all’Ikea, prendere le chiavi che sono nelle mia borsa e ripassare per casa. Per poi tornare qui con l’assegno, confermare l’ordine e pagare la cucina nuova.
Sto ancora ridendo, quando terminata la gimkana dei vari reparti in fretta e furia, finalmente esco e lo vedo arrivare in auto. Lo rincuoro: “Vengo con te stavolta! Almeno ti faccio compagnia!” e per la terza volta si ripete tutto il copione…
Abbiamo perso un’ora abbondante, varchiamo nuovamente l’ingresso dell’Ikea e persino il vu cumprà al parcheggio è perplesso, pensa di aver avuto un déjà vu…
E’ un frizzante pomeriggio inoltrato di dicembre. Ci teniamo per mano, entriamo insieme. Sono serena, nonostante i contrattempi degli assegni e delle chiavi.
Saranno le decorazioni natalizie, le chiavi di casa che tintinnano nella mia borsa ma mi sento come Charlotte in Sex & The City: “Sai, prima mentre tu giravi per Milano a vuoto, mi sono divertita a giocare alla single…” Lui non fa in tempo guardarmi perplesso e un po’ risentito, perché io lo stringo sottobraccio a me, avvicino le labbra al suo orecchio e gli confesso “ma sono felice di non esserlo!”.
Everything will be alright Troppo bello, evocativo, geniale, affascinante, per non citarlo subito:
http://www.art-u.it/videoInQLM.htm
http://style.virgilio.it/gallery/Video_Village_Videoinstallazioni/zoom4.html
Foto e minifilmato nei prossimi giorni.
Ok, ok è vero. Lo ammetto, l’ispirazione linguistica langue. Succede. Soprattutto quando scopri che c’è un altro modo (stimolante, nuovo, divertente) di intendere le cose.
Un giorno o l’altro glielo dirò Non so come e non so quando ma glielo devo far sapere.
Lei ha un viso grazioso, paffuto. Una Heidi cresciuta, un accenno di trucco in viso che quasi la imbarazza. La giacca da inserviente ben stirata. il grembiule legato in vita, gli zoccoli bianchi la rendono rassicurante come una mamma. Gli occhi vispi sono azzurri, le guance invece sono spesso accese e arrossate tra i vapori delle teglie.
Lavora in mensa ed ha un sorriso per tutti. Ma non di convenienza, no! Il suo è un sorriso sempre nuovo e unico; come uniche sono per lei le persone che sfilano davanti alle vetrinette ogni giorno, ognuna con il vassoio, la tovaglietta di carta ed i problemi a ribollire in testa.
Un giorno glielo dirò.
Che qualche volta sono andata in mensa anche se non avevo fame e l’umore era nero. Solo per sentirmi nutrita dal suo sorriso e ritrovare così anche il mio.