4 11 2004

Post Reloaded II

Ieri in autodromo a Misano, dopo aver caricato il furgone sono andata in bagno per far pipì e lavarmi le mani. Ad entrare nei bagni per le donne mi precede una signora rotondetta, in jeans aderenti e infradito con zeppa, unghie dei piedi malamente laccate di rosa, un top sgargiante. Con lei sua figlia, avrà sì e no dodici anni. Entrano negli unici due gabinetti con un po’ di carta igienica a disposizione. Mi metto paziente in fila, intanto fuori si scatenano i rombi delle moto in pista.

Visto che ci sono mi lavo le mani così non mi sporco gli indumenti con la polvere e il grasso. Dallo specchio vedo riflessa la madre giunonica che esce per prima, abbottonandosi a stento i jeans. Lo stimolo oramai è tale che mi scrollo in fretta le mani per asciugarle e m’intrufolo tra l’ingombrante presenza materna e la porta dei servizi. Mi accoglie una zafata di fumo.
Cerco di non pensarci, mi volto e mi accuccio, respirando con la bocca per non inalare. Faccio scendere i pantaloncini e gli slip. Ho quasi un conato. Mi volto di lato verso l’origine dell’odore e la vedo lì per terra.

Una sigaretta accesa che brucia i suoi ultimi minuti di tabacco.

Un filo di fumo denso sale e mi forza le narici. Intanto la figlia chiama la madre dall’altro gabinetto chiuso. “Mamma…sei ancora dentro?”

Io non rispondo. So perché l’ha chiamata: nel rumore dell’autodromo non ha sentito la madre uscire dal bagno e l’odore del mozzicone la inganna, facendole pensare che la mamma sia ancora oltre il muro divisiorio, seduta sulla tazza a fumarsi la sua sigaretta. Poi sento la porta del gabinetto a fianco aprirsi. Anche la figlia esce. Non tira lo sciacquone e non si lava le mani. Dal mio gabinetto dietro la porta chiusa sento solo i suoi braccialetti tintinnare mentre si sistema i capelli e la sua voce ancora da bambina che si rivolge all’esterno e dice alla madre “Eh, pensavo che fossi ancora dentro… arrivo ma’, un attimo!”.

Aziono lo sciacquone e non vedo l’ora di uscire da quei due fetidi metri quadrati. La prima cosa a cui penso è la puzza di fumo che mi avrà impestato maglietta e pantaloncini.
Sto quasi per allungare il piede e schiacciare il mozzicone abbandonato lì acceso, ma poi ritraggo il piede ed esco. Mi rilavo le mani con la speranza di togliermi un po’ di quel tanfo di dosso. Non voglio nemmeno più sfiorarla una sigaretta, la lascio lì per terra a morire vicino alla tazza di ceramica di un bagno pubblico. Testimone di se stessa e della maleducazione altrui.

Scritto per Smettiamola! il 20/09/04



3 11 2004

Post Reloaded

Stanotte prima di addormentarmi pensavo a quale fosse stata la migliore sigaretta della mia vita, la Signora Sigaretta. Quella fumata con più gusto, magari nel luogo più insolito, nel momento più topico, con la persona più giusta, provando le emozioni più forti.

 

Mi sono ritornati in mente tantissimi ricordi, più o meno piacevoli, piccole grandi tappe della mia vita degli ultimi anni. So che in quell’arco di tempo ero fumatrice ma non sono riuscita ad isolare un singolo fotogramma mentale in cui fumassi quella Signora Sigaretta: la migliore della mia vita, per intensità, pathos o semplicemente per gusto e piacere del fumo stesso.

 

La cosa mi ha quasi irritato perché, senza troppi sforzi, ricordo perfettamente il mio Signor Giro in Moto, per esempio, la mia Signora Nottata d’Amore, la mia Signora Figura di Merda, il mio Signor Pianto Disperato, il mio Signor Giorno di Trionfo…

 

Forse perché alla fine fumare non ha aggiunto nulla a ciò che stavo vivendo. Ad essere predominanti sono state le persone, le esperienze, i luoghi e le atmosfere. Di quelle saprei indicare anche i minimi dettagli, ma delle sigarette fumate in quelle occasioni non ho ricordi precisi. Eppure mi piaceva fumare, non riuscivo a farne a meno.

Mi sono resa conto di quanto siano subdoli il vizio, l’abitudine, il meccanicismo, la ripetitività. Forse non c’è più spazio, ma sui pacchetti di sigarette dovrebbero scrivere anche questi ingredienti. Non aggiungono niente alla nostra vita, ma in un certo senso, la imprigionano con manette invisibili, fatte di un filo di fumo, la cui chiave è in mano nostra, sotto forma di accendino.

 

 

 

 

 

 

 

Scritto per Smettiamola! il 29/10/04