8 05 2004
Honda Family Festival Misano. Vado a mettere in cirolo il mio amore.
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Honda Family Festival Misano. Vado a mettere in cirolo il mio amore.
Pluvia tua umbrella mea Faccio un chilometro sotto uno scroscio d’acqua misto grandine e arrivo nell’atrio dell’ufficio commerciale, mezza inzuppata. Percepisco che ho le calze a rete bagnate fino al polpaccio, sento le décolleté che fanno squish squish ad ogni passo. Mi pulisco le suole sullo zerbino. Non c’è un portaombrelli e so che per arrivare all’ufficio viaggi devo attraversare altri due dipartimenti, tra vetrate e pannelli openspace.
Penso a come reagirei se qualcuno gironzolasse per casa mia con un ombrello sgocciolante. Non ho esitazioni e confido nella buona educazione dei colleghi. Due di loro si stanno concedendo un caffé surrogato alla macchinetta, chiacchierano. Poso l’ombrello in un angolo in cui lui subito comincia a piangere il suo rivoletto. Lo osservo un secondo. Non è un bell’ombrello, ha il manico di legno con la vernice scheggiata, le astine un po’ arrugginite. Ma è solido, con il logo aziendale e fa il suo onorato servizio da anni. Nessuno se lo porterebbe via. Lo guardo come a dirgli “torno subito”. Infatti nel giro di due minuti, forse cinque al massimo, sono pronta per tornare alla base.
Mi avvicino all’uscita, ma lui non è più nel suo cantuccio. E’ rimasta solo la pozza d’acqua piovana, la traccia sul luogo del delitto.
Immagino il mio ombrello che se la fa sotto mentre una mano estranea lo afferra e lo apre di fretta. Lo vedo nella sua livrea sgargiante sobbalzare ad ogni passo, in mano ad uno sconosciuto rapitore. Chiedo alla coppia di ragazzi col caffé in mano se hanno visto il mio ombrello. “Ah, era tuo?” fa il ragazzo con aria ebete, annuisco. “L’hanno appena preso due tipi due secondi fa, se vai fuori forse li trovi ancora!”. Tento la via d’uscita, ma non appena spingo la porta a vetri una folata di pioggia m’investe. Oltre il vetro nessun medaglione di tela colorata si aggira. Sconsolata mi ritrovo ad elemosinare un ombrello in prestito, con la solenne promessa di restiuirlo.
“Figurati…tienilo, è un campione, per la Segretaria di Direzione, questo ed altro!”, mi fa una tipa tutta salamelecchi e sorrisi affettati. Mi avvio verso l’ufficio. Quest’ombrello è più nuovo e carino, ma non è il mio…Mi accorgo di cercare l’ombrello despaparecido a coprire il capo delle poche persone che si spostano frenetiche tra i vialetti dell’azienda. Mi sento vittima di un piccolo sopruso, impensabile per me vedersi rubare l’ombrello tra colleghi. Tengo il broncio. Chissà che fine fanno gli ombrelli rubati? Verranno lasciati sgocciolare tra un bouquet di manici curvi, per poi essere nuovamente sottratti? Immagino una staffetta il cui unico testimone è quel povero ombrello…passato per mille mani, dimenticato, rotto, bagnato, lasciato e ripreso, chiuso e aperto…
L’ombrello nuovo intanto mi fissa quasi fiducioso. Vuole stiracchiare e spiegare le sue stecche per un’altra passeggiata sotto la pioggia. “Non è il tuo destino, sei troppo raffinato tu” gli dico.
Chiamo il fattorino della posta interna che in pochi minuti arriva alla mia porta imbacuccato nel giaccone cerato. Stringo la tela impermeabile ancora imperlata di gocce, chiudo il bottoncino a pressione. Allungo al ragazzo il testimone umido “Ciao Maurizio, potresti restituire quest’ombrello a Luisa del commerciale? Grazie!”.
Mi indigno sempre quando incappo in ordinari incidenti di piccola inciviltà. Meglio bagnata che maleducata.
Culinary love Poteva andarmi peggio. Il mio lui avrebbe potuto essere un inglese (come la zuppa che fa ingrassare al solo sguardo), oppure di origine russa (come l’insalata che dopo un po’ stomaca)… invece è di Roma e oggi in mensa quei saltimbocca alla romana me li sono proprio gustati
!
Sono on line le prime foto del 3° Motodonna Meeting del Primo Maggio. Grazie a Netdevil & LizNOlimitz
Too busy living Troppe emozioni. Così tante e belle che potevano solo esser vissute. Sono tornata…ma anche no.