31 05 2004

Life goes on Tredici anni fa dietro la porta a vetri della cucina scorgevo passare la barella con il corpo senza vita di mia madre, dopo mesi di lenta agonia. Oggi M. è diventata mamma di un centaurino di tre chili (congratulazioni!!!) e Superwheels di questo mese ha pubblicato un mio articolo, l’argomento: Mamme & Moto. La vita continua…

Per leggere l’articolo di Superwheels: pag. 1, pag. 2



27 05 2004

In partenza domani, ma sono in alto mare con i bagagli e gli ultimi preparativi: coniglio, acquario, tartaruga, pulizie sommarie di casa…inizio ad occuparmi di una cosa e mi distraggo, mi perdo e ne inizio a fare un’altra. Di questo passo finirò all’alba. Eppure ho tanta voglia di vederlo, l’idea del viaggio in auto di notte da sola non mi spaventa, l’hotel è fissato. Mi sono già occupata di metà dell’opera egregiamente nei giorni scorsi. Invece oggi, alla vigilia della partenza, vado proprio a rilento. Tiro indietro. Se mi fossi messa di buona lena sarei già sotto le lenzuola a leggermi un libro, la valigia già in auto pronta, l’arca di noè già sfamata e preparata per il week end, la casa già con un aspetto decente. Ogni tanto penso che in me coabitino due persone: l’intraprendente, sempre in movimento, entusiasta e la pigra, timorosa, dispersiva. E’ tardi, mi conviene propendere per la prima coinquilina, come sempre del resto. Dài, che si va!



27 05 2004

Chances Dalla mailing list di motocicliste.net:

— ducati ST4 XXXX@hotmail.com> wrote:
ciao ragazze un mio amico cerca una ragazza appassionata e intenditrice..motociclista…
per gestire il suo nuovo show room Ducati a Milano…se qualcuna è interessata….
il mio cell 347XXXXX
Tizy st4

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Miminoncipensaremiminoncipensare
Miminoncipensaremiminoncipensare
Miminoncipensaremiminoncipensare….

:°(((

Bax

Mimichenoncidevepensaremahaungranbisognodicambiare



26 05 2004

Pit stop & Ego booster Devo lavare la moto. Domani se il tempo sarà clemente Mario mi vuole fare delle foto in sella alla mia “Rossa”, come la chiama lui. Armata di secchio con acqua saponata, spugna morbida, lubrificante per catena, pelle di daino e cera spray mi inginocchio al suo cospetto, la osservo da vicino, la accarezzo, le parlo sottovoce me la coccolo, la bagno, la lavo, l’asciugo, la lucido.

“Mimiiiiiii”

Arriva S. sulla sua bicicletta ancora troppo grande per lei e i suoi sette anni, inchioda un po’ goffa e salta giù dalla sella alta, in affanno.

“Dove corri così di fretta, signorina?”

“Faccio il giro delle case, hai un orologio? Guardi quanto tempo ci metto?”

Acconsento a fare da cronometrista e cerco di rimanere seria, sventolando lo strofinaccio per lo start e incitandola al taglio del nostro immaginario traguardo segnato dal tombino.

“44 secondi netti! Brava!”

S. mi guarda un po’ sconsolata e ansimante, si aspettava un risultato migliore, scuote la testa e mi dice:

“Mio fratello va più forte…ha una mountain bike da cross…Lui è più grande di me, più veloce, c’ha la bici con le marce lui…”

La guardo perplessa.

“S., la bici non fa sempre la differenza, è chi la pedala che conta”

“Sì ma…io sono la più lenta di tutti…uffa…”

Ok, non è giornata di lezioni di vita, non attacca con lei che, con il broncio, si aspetta da me una soluzione al suo problema o il sostegno incondizionato della sua tesi apocalittica.

S. appoggia tristemente la sua due ruote al cavalletto per seguire da vicino, con scarso interesse, la pulizia della mia moto.

“Ho un’idea S.: prendi la tua bici, fai un giro del caseggiato e quando sei qui davanti a me fermati e suona subito il campanello!”. Le si illuminano gli occhi e curiosa segue le mie indicazioni alla lettera. Ho saputo finalmente premere i tasti giusti e la vedo inforcare la bici e iniziare una furiosa pedalata. Intanto io mi preparo al suo arrivo con la bomboletta di Grassotek in mano come un’arma pronta a colpire.

“Drrrrrrin Drrrrrin” S. si ferma, appoggia appena le punte dei piedi per terra, io mi accuccio sui talloni ed inizio a spruzzare la catena della sua bici con lo spray lubrificante.

“Ma cosa fai?”

“Zitta pilota, sei a 44 netti, puoi migliorare, ti sto mettendo il lubrificante per la catena. Sposta il piede dal pedale…ecco…giriamo la catena…anche qui… Facciamo un pit stop, vedi? Allora adesso quando ti dico GO! tu vai e riprendi il giro più veloce di prima!”

“Ok, capo!!!” si è già calata nella parte, penso e sorrido sottecchi prima di urlare un secco “GOOO!”.

Parte talmente convinta che zigzaga traballante per lo sforzo delle pedalate. Dopo un po’ sento il sonaglio fluido della catena che scorre in curva e vedo comparire S. quasi inclinata come una ciclista vera. Mi sfreccia davanti per poi lasciarsi andare qualche metro per inerzia sbuffando di fatica. Ricomincia a pedalare sterza e fa dietro front avvicinandosi trionfante con le nocche bianche strette attorno alle manopole e i capelli arruffati e sudati.

”Quanto ci ho messo stavolta?”. Il tempo… non l’avevo preso questo giro, mi afferro il polso in mano e scruto l’orologio simulando complicati calcoli matematici.

“Ehmmm… 42 secondi e qualche decimo!” mento spudoratamente.

“Wow funziona, Mimi!” il viso le si illumina, solleva la ruota anteriore col manubrio e facendo perno sulle gambe a passetti goffi si gira puntando verso casa “Fratelloneeeeeeeeee!!! Facciamo a gara chi arriva primo attorno alle case?”

Ha funzionato davvero. La felicità e la fiducia in se stessi spesso si nascondono negli angoli più impensati della vita di tutti i giorni. La prossima volta che sono giù mi faccio un pit stop anch’io.



21 05 2004

Report 3° Motodonna del Primo Maggio by Desmodonna Pompone

30/04/04 Venerdì sera e i cellulari trillano di continuo.

“Se domani piove che si fa?”

“Andiamo al ristorante in auto! Facciamo il Motodonna…in auto, ma lo facciamo!”

“E se da noi non piove…ma lì da voi diluvia?”

“Tranquilla, tengo il telefonino acceso e ci aggiorniamo di primo mattino sulle condizioni meteo, prima di metterci in sella”

Nelle ore che precedono il 3° Motodonna Meeting del Primo Maggio la lista dei partecipanti sembra abbia il mal di mare… Incrementi e qualche defezione, il numero totale si aggiorna di continuo, ma pare che sul Fadalto e a Belluno le bocche da sfamare e dissetare non saranno meno di sessanta. Considerando la pioggia delle ultime settimane e il freddo settembrino di questo maggio anomalo noi IR-responsabili ci reputiamo già soddisfatte e felici così. L’importante è che non piova come invece succede da settimane, ahinoi…

01/05/04 Sabato mattina. Il grande giorno, il DD Day!!! Con un filo di timore scosto le tende e metto il naso fuori dal balcone per fiutare l’aria e scrutare il cielo. E’ nuvoloso, ma un bell’azzurro filtra dal gregge di bambagia. Meglio che niente! Valkiria, Diego ed io ci lanciamo in formazione frecce tricolori verso Valle San Liberale. Il Motoristorante è quello di sempre, nella sua culla di boschi verdi, perennemente avvolto dalla sua sciarpa di nuvole e dalla brezza frizzante. Dietro al bancone ci accoglie Mr. Pompone con caffè e leccornie alla marmellata tiepida che sicuramente manderanno a monte la dieta di metà di noi ragazze.

C’è il tempo anche per dieci minuti di celebrità. Dario Bolognesi e la bella Katia di MotoGold (tv magazine dedicato alle moto) intervistano lo staff Desmodonna Pompone poco prima della partenza verso il passo del Fadalto.

Il serpentone di moto scortato dai nostri “gemelli” arianesi in auto si inerpica per le colline di Valdobbiadene. In prossimità del Fadalto Valkiria ha la manopola del gas che prude e decide di passare in testa al gruppo verso il ristorante Bolognese, tappa nota a tutti i motociclisti veneti e non.

Nella sua marcia verso la vetta però le viene intimato l’alt dalla polizia municipale che la trattiene per i controlli di rito mentre noi le sfiliamo davanti preoccupate.

Valkiria scampa la contravvenzione e il gruppo si ricompatta al Ristorante Bolognese per un aperitivo quasi hollywoodiano con cocktail, stuzzichini e vista sul Lago di Santa Croce.

Scende qualche goccia di pioggia ma l’allegra brigata di moto invade anche Belluno per raggiungere “La Locanda” dove tante lunghe tavolate aspettano l’assalto delle Desmodonne e dei loro amici, alcuni giunti dalla Lombardia, dalle Alpi, dal Friuli…

Vengono distribuiti i primi gadget e omaggi a ricordo di questo raduno ed il pomeriggio scorre tra boccali di birra, succulenti piatti e pennichelle all’aria aperta.

Considerata la tregua dalla pioggia si rimonta tutti in sella sulla via del rientro verso Valle San Liberale. Il serpentone si rimette in moto e punta alla sinistra Piave. I nuvoloni però non ci abbandonano e scaricano un bell’acquazzone proprio a Pederobba dove troviamo rifugio lungo la strada e la compagine decide di dividersi verso più destinazioni. L’appuntamento è per tutti presso la sede ufficiale Desmodonna: alla Stube di Castelfranco Veneto, per il Motodonna Party.

Le moto cominciano ad affollare il parcheggio della birreria già dall’ora di cena, il locale si popola di voci, giubbotti in pelle, caschi, guanti. L’esercito pacifico di centauri e amazzoni bivacca tra i tavoli degustando birra e i piatti di Ivano ed Enzo.

Subito dopo mangiato, nell’area destinata al Motodonna Party, presidiata dal mitico “cancello” di Paola (Honda VT 600 Shadow) e dal bolide di Valkiria (Suzuki GSXR 600), si da’ inizio alla ricca lotteria. Vocalist e speaker Paola The Gate, vallette Liz & Valkiria. Tantissimi i premi tutti rigorosamente in tema motociclistico offerti dai generosi sponsor.

I più ambiti sono due corsi di guida messi in palio da Ducati. Uno se lo aggiudica la tedesca Katuscia, l’altro invece va ad Antonella fondatrice di Desmodonna. Caschi, guanti, olio, t-shirt, cappellini, sottocaschi, occhiali, felpe, adesivi paraserbatoio, portachiavi… ce n’è per tutti!

Tra le molte donne presenti spiccano le tre pilote Pompone: Samuela De Nardi, Maria Luisa Toniato e Claudia Berlin. Le prime due impegnate nel Trofeo Italiano Motocicliste, la terza invece assoldata nel team Kawasaki ed esponente delle Green Ladies.

A premiare le nostre tre esponenti del mondo agonistico arriva in volata dalle Marche una leggenda vivente del motociclismo: Giancarlo Falappa! I suoi occhi azzurri e il suo sorriso si prestano ai tanti flash e a mille strette di mano e complimenti, nella celebrazione di un campione leggendario. La serata prosegue tra i racconti epici della Superbike, dello sviluppo del Ducati 916 e con l’elezione di Miss Motodonna 2004, ovvero la scatenatissima Sara da Trieste, una vera ardita delle due ruote, amante delle impennate e coraggiosa amazzone che ha sfidato le intemperie pur di raggiungerci lo scorso inverno in occasione del Motostrega di novembre 2003.

Le ore trascorrono tra foto ricordo con la torta personalizzata Desmodonna ed un brindisi frizzante. Arriva però il tempo di riposare gli animi dopo i baccanali e la giornata intensa, ci aspetta una domenica con altri chilometri da macinare, foto da scattare, calici da alzare sul Ponte degli Alpini di Bassano. Un rituale di amicizia motociclistica che si rinnova e che ci promette una quarta edizione del Motodonna 2005 ancora migliore.

 

Le foto di Liz e quelle di Paolo Netdevil



21 05 2004

Dove osano le…Rondini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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18 05 2004

Il campo da bocce Ho sentito le loro voci alzarsi in un “Bravo!”, poco dopo delle risate ed il rumore riconoscibilissimo delle bocce di metallo che si toccano. Un breve applauso. Ho girato il capo, mentre stavo per risalire in auto al parcheggio e li ho visti oltre la rete, in un angolo di quiete quasi perfetta. Incuranti del parcheggio del vicino ospedale coi suoi rumori, le sirene, il viavai, la frenesia di una piccola cittadina operosa. Uomini e anche qualche donna, tutti anziani in giardino a godersi il nuovo campo da bocce, all’ombra delle betulle trapiantate lì, due anni fa.

La casa di riposo nella mia città è una bella struttura. Moderna ma non tetra, complessa ma armoniosa nelle linee. L’ingresso è un grande salone tutto a vetrate, le stanze sono ospitate in moduli speculari, affacciati a piccoli giardini interni.

Era quasi divertente girarci con mio padre, perdermi tra gli ampi corridoi e rubare qualche sguardo alle camere dei degenti. Per lui spesso era solo un tour stancante e noioso, per invece me era un diversivo, un esercizio mentale, un conforto. Spingevo la sedia a rotelle e intanto gli parlavo, come una specie di guida turistica in un viaggio nella memoria di cento anime perse, malate, inferme. Il fatto di spingere la carrozzina mi aiutava, in alcuni momenti, a non mostrargli il mio volto disperato, spaurito o solamente colmo di tristezza per la sorte che gli era toccata dal giorno dell’ictus. Parlavo e parlavo, forse anche per me stessa. Una nenia che stimolasse i suoi sensi intorpiditi dai farmaci e un mantra che allontanasse dalla mia mente i presagi di un futuro cupo.

Se il tempo lo permetteva una piccola sosta fuori dagli edifici ce la concedavamo, magari a contemplare la mia moto parcheggiata sul vialetto nonostante il divieto degli operatori sanitari. Volevo lui la vedesse, so che gli piaceva e poi gliene parlavo così tanto di ritorno dalle mie gite su due ruote.

Al sabato mattina nell’ampio salone ci si ritrovava un po’ tutti: ospiti, assistenti e parenti. Arrivava un signore in tenuta da ciclista su una vecchia bici scassata, lo spartito in uno zainetto da alpino e tante canzoni nel cuore, pronte ad invadere la sala assieme alle note di un pianoforte.

Fuori sotto i teloni c’erano ancora i mattoni, la sabbia, la calce, i pannelli. Servivano a costruire un campo da bocce con la tettoia a volta in plexiglas. Mentre gli obiettori e i volontari si occupavano della costruzione fuori in giardino, nel salone le voci tremolanti e rauche degli anziani si univano in cori: filastrocche, canzoni dialettali e brani di lirica. Se gli avventori di quest’improvvisato piano bar stonavano o non sapevano le parole non importava. Si sorrideva e si procedeva con più foga di prima. Come a dire “chi si ferma è perduto”, nonostante il tempo fosse quasi volto al termine per la maggioranza dei presenti. I lavori all’esterno erano accompagnati da una colonna sonora impolverata dai decenni. Trenta vecchietti, un pianoforte, qualche poltrona, le sedie, le badanti filippine, i parenti annoiati, la musica di vecchi Sanremo ravvivavano questa grande sala a vetri. Un grottesco acquario musicale, intriso di naftalina e odore di mensa ospedaliera.

“Guarda Papy, tra un po’ avrete anche le bocce, chissà che bello e quanto vi divertirete questa primavera!”

Quella volta non mi rispose era da qualche altra parte… Invece si schiarì la voce e si aggregò al canto: “La mula de Parenzo…”. La cantò tutta, lui che non si ricordava nemmeno più quanti anni avesse. Chissà se la sua malattia gli aveva lasciato la memoria della giovane donna di Parenzo che aveva sposato negli anni ‘60 e gli aveva dato due figlie, per poi lasciarci tutti e tre orfani nel 1991. Credo di no, altrimenti avrebbe pianto in silenzio come facevo io, fingendo di guardare il campo da bocce in costruzione, con le mani a coppa sul vetro del salone e le punte delle scarpe bagnate di lacrime.



13 05 2004

Ecco lo sapevo Odio doverlo dire ma chissà perché me lo sentivo. A due giorni dalla gara di Vallelunga mi trovo a dover rivoluzionare tutti i miei piani di viaggio, i voli sono fully booked quindi non mi resta che ripiegare sulle ferrovie. Di buono c’è che passerò una notte in più nella capitale, di brutto c’è che dovrò chiedere un’ora di permesso al lavoro per poter prendere il treno. Di buono c’è che posso prenotare il biglietto ferroviario qui presso l’ufficio viaggi dell’azienda, di brutto c’è che devo farmi ancora i bagagli perché la partenza era prevista sabato in aereo. Tutte le strade portano a Roma… ma proprio quella più scomoda mi tocca prendere?

Aggiornamento del pomeriggio: Ovviamente per il ritorno l’Eurostar non aveva posti prenotabili in seconda classe…Conclusione *scontata* (ma anche no): 109,00€ di biglietto emmmmecojoniiiiiiiiiiiiiii!



12 05 2004

Il detto “non c’è due senza tre” ci invita a trascorrere uno splendido week end a Vallelunga in compagnia delle pilote del Trofeo Italiano Motocicliste, il terzo appunto. Le iscritte alla gara sono al momento piu’ di quaranta, agguerrite come sempre. Sabato le pilote scenderanno in pista per la lotta alla pole position che vede tra le favorite la leonessa di Jesi Alessia Polita in sella alla sua Honda CBR600RR e la veneta Samuela De Nardi in corsa per il podio della categoria Over su Aprilia Tuono. Candidate al podio per la categoria carenate anche Maria Catalano e Nadia Rossi, mentre nella categoria over altre favorite sono Alice Betti, Simona Zaccardi, Cristina Baio. Al comando della categoria Naked, invece, svetta Annalisa Picariello su Honda Hornet che ha un vantaggio di soli 4 punti su Ketty Chiavegato e la sua Ducati Monster. Se i marchi e le tipologie di moto in gara si sprecano, sono invece esclusivi gli sponsor di questo Trofeo Italiano Motocicliste che vantano nomi di prestigio come Dunlop, Ducati, Volareweb, Fast by Ferracci, Andreani Group, Fidoweb, Betac. L’appuntamento è quindi per la gara domenica 16 maggio a Vallelunga a partire dalle 10.00. Ne vedremo delle belle: donne, moto e bagarre in pista!

 

 

 

 

Trofeo Italiano Motocicliste: il sito ufficiale è qui



10 05 2004

Sogni nel pallone E’ sul ciglio della strada, avrà si e no sei anni. Si sbraccia con una mano per catturare la mia attenzione mentre avanzo in auto. Tiene ben teso un pollice alzato e sfodera un sorriso che, avvicinandomi, mi accorgo è un po’ sdentato.

 

Fa l’autostop. Sporgo il capo verso il parabrezza quasi a volerci veder meglio. Eh sì…fa proprio l’autostop!

 

Ha un pallone sottobraccio e uno zainetto enorme sulle spalle. Per un attimo immagino di sostare, aprirgli lo sportello e chiedergli:

“Dove vai di bello?”

“Vado nel mondo dei grandi!”

“Salta su!”

 

Una volta sistemato in auto dopo sorrisi e convenevoli gli avrei domandato che mestiere avrebbe voluto fare da grande:

“Il calciatore!”

“Ah, interessante…lavoro dinamico, di successo, fama e anche sacrifici! Ti porto al lavoro con me oggi, così vedi un po’ di adulti come se la passano negli uffici”.

 

Ci saremmo fatti un tour aziendale. Io e lui. Mano nella mano. Mi avrebbe fatto un sacco di domande perché lui è un bimbo curioso, vuole girare il mondo, prenderlo a calci leggeri come fa con il suo pallone che non abbandona mai.

Avremmo visto insieme tante facce di impiegati, giovani e maturi, seri e sfaccendati. Gli avrei raccontato la storia dei fondatori dell’azienda come una leggenda di cavalieri coraggiosi, che vivono in lussuose ville da sogno. Così forse sarei riuscita a tenerlo lontano dalle scrivanie presidiate da vocianti dirigenti sempre incazzati e dalle impiegate che fanno comunella fuori dagli uffici e fumano di continuo. Gli avrei spiegato a cosa serve il fax, il pc, il telefono della segretaria…per distrarlo dalle lagne, dalle voci di corridoio, da parole pesanti come “mobilità”, “crisi”, “disoccupazione”, “ristrutturazione aziendale”, “contratti a termine”, “tasse”, “inflazione”…

 

Nessuno ci avrebbe notati perché io gli avrei insegnato ad osservare senza dare nell’occhio. Poi l’avrei portato in mensa, sollevandolo per dargli modo di afferrare con le proprie manine i piatti e riporli poi sul vassoio. Gli avrei spiegato che non c’è il dolce ma solo frutta e yogurt perché dobbiamo rimanere in forma e mangiar sano, e poi lui deve diventare un calciatore, non un pingue capoufficio. Gli strizzerei l’occhio, sapendo di mentire. Non c’è il dolce perché costerebbe troppo ai dipendenti.

 

Vorrei che lasciasse per un attimo il pallone, ma non lo perde mai di vista. Ogni tanto noterei che un po’ si annoia e magari gli piacerebbe fare qualche palleggio fuori tra i giardinetti della sede centrale.

 

Vorrei che a fine giornata mi dicesse in tono risoluto e maturo: “Ho cambiato idea, da grande farò l’imprenditore e avrò una fabbrica tutta mia, ma più bella di questa!”.

 

Invece so già che mi direbbe “Qui c’è gente triste, andiamocene via, ho gli allenamenti stasera!”

 

Così, la presa delle sue piccole mani sul pallone non si allenterebbe e i polpastrelli si espanderebbero come ventose sul cuoio.

 

Fintanto che arriva uno schiaffo.

 

Improvviso, di sorpresa, quasi da dietro le spalle del bambino. Uno di quelli che intontisce.

 

Mi sento le cinque dita di sua madre sulla faccia e mi ritrovo nuovamente catapultata nella mia auto. Come una cometa ubriaca il pallone mi attraversa la strada, lo scarto con le quattro ruote, non so nemmeno io come. Con la coda dell’occhio dallo specchietto retrovisore scorgo il piccolo che non ha più il pollice in su e si copre ora il visino tra le mani. La bocca sdentata è spalancata nel pianto.

 

Altro che gite aziendali e viaggi educativi nel mondo dei grandi. Alla realtà basta un ceffone ben assestato per convincerti che diventare calciatore è un’utopia remota. I nostri sogni intanto rimbalzano dall’altra parte della strada.