Mi manchi… Non sai quello che hai… finché non ce l’hai più. Verissimo, grande Joni Mitchell.
La mia auto è guasta, in officina. Che bello: posso smotorettare con la mia hornet, andarci al lavoro, in palestra… e poi questo week end c’è il raduno dello Stelvio! Tutto curve, amici centauri, tenda, birra a gogo! Oggi niente code ai semafori, solo l’emozione di abbassare la visiera sul mondo, il motore che fa le fusa, il parcheggio facile, il saluto complice con gli altri motociclisti, vedere l’effetto che faccio quando mi sfilo il casco e la gente si accorge che sono una donna, rettilineo sgombro e aprire il gas in un crescendo di sensazioni…
Ritiro l’auto. Però, che comodità la macchina. Posso indossare le gonne…eh, con questo caldo! Fare la spesa “grossa”. Toh, due gocce di pioggia! Non mi bagno. E adesso chi è che chiama?! Auricolare e via alle chiacchiere con l’amica del cuore. Bella!!! Questa canzone mi piace un sacco! Certo che questi sandali nuovi che indosso sono proprio carini, farò un figurone. Ops, mi sfanalano c’è la pula che toglie punti come al pronto soccorso, meglio decelerare, grazie amico!
Lo scorgo laggiù, in fondo al cono visivo. Il respiro mi si accorcia. Un bagliore fisso nella corsia che corre in senso contrario, un canto familiare e rombante di potenza che avanza.
Questione di una frazione di secondo. Una sbavatura di pneumaticocarenametallocromato-
giubbottoinpellecascocoloratofanalinoroooooooooooosssssoooooo
occupa il mio campo visivo, oltre il velo del finestrino. E’ sfrecciato un centauro. Mi si chiude lo stomaco. Fa quasi male. Beato lui. Ululo qualche secondo come un lupo alla luna piena, chiusa nel mio abitacolo. Sospiro poi, per tutto il tragitto, come in un mantra:
Voglio la mia moto, voglio la mia moto…Voglio la mia moto, voglio la mia moto…Voglio la mia moto, voglio la mia moto…
Era il 22 luglio 2003 (tzé oggi la moto ce l’ho eccome!)