12 02 2004

Sono una “ragazza adulta” come mi dice Davide - che ha 9 anni - Stamattina mentre ero ferma al semaforo ho intravisto in un negozio di articoli sportivi delle stupende All Star a fiorellini e con colori e fantasie primaverili. Se non fosse stato che ero in ritardo per una visita all’ospedale mi sarei fermata per provarle. E’ buffa l’idea che nonostante i miei trent’anni e mezzo ed il mio lavoro “serioso” gli accessori da ragazzina mi piacciano ancora così tanto. E’ più forte di me mi sento più liceale che donna in carriera (o donna in corriera come mi definisco scherzando). In fondo quel che indossavo in prima liceo lo posso portare con disinvoltura ancora oggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mentre cercavo parcheggio rimuginavo che è bello trovare degli oggetti del proprio passato riproposti dopo tanti anni e scoprire che ancora adesso ci piacciono e li portiamo. E’ questo lo spirito più puro del vintage mi ripetevo…

Poi improvvisamente l’idillio nostalgico si è interrotto: una Fiat Ritmo mi ha attraversato al strada! Giuro è stato un flashback…ma la cosa più sconvolgente è che saranno stati dieci anni minimo che non ne vedevo una: segno che posso mettermi anche le scarpe a fiorellini azzurri da scolaretta ma a certi incubi del passato non mi posso sottrarre!!!! Pensare che mio “zio” al mare ne aveva una color testa di moro metallizzata…



11 02 2004

PensandoLo Ci sono momenti in cui vorremmo molto essere d’aiuto a qualcuno, ma non c’è niente che possiamo fare. Sia perché le circostanze non ci permettono di offrire aiuto, sia perché la persona non è ricettiva a nessuna espressione di vicinanza e supporto.

Dice il maestro: “C’è sempre amore. Anche in quei momenti in cui ci sentiamo inutili, possiamo ancora amare - senza aspettarci una ricompensa, un tributo o dei ringraziamenti. Se siamo capaci di agire in questo modo, l’energia dell’amore comincia a trasformare l’Universo intorno a noi. Quando questa energia appare, è sempre in grado di compiere il suo lavoro”

 

Paulo Coehlo “Maktub”



11 02 2004

PensandoLo Ci sono momenti in cui vorremmo molto essere d’aiuto a qualcuno, ma non c’è niente che possiamo fare. Sia perché le circostanze non ci permettono di offrire aiuto, sia perché la persona non è ricettiva a nessuna espressione di vicinanza e supporto.

Dice il maestro: “C’è sempre amore. Anche in quei momenti in cui ci sentiamo inutili, possiamo ancora amare - senza aspettarci una ricompensa, un tributo o dei ringraziamenti. Se siamo capaci di agire in questo modo, l’energia dell’amore comincia a trasformare l’Universo intorno a noi. Quando questa energia appare, è sempre in grado di compiere il suo lavoro”

 

Paulo Coehlo “Maktub”



10 02 2004

Cannibalismo Mensa aziendale. Vassoi che scivolano composti lungo le vetrinette appannate dal vapore, scalpiccio costante, rumori di stoviglie, odori pungenti di cucina che esalano dalle grandi teglie ed io che blocco la fila di zombie affamati perché mi sono distratta a leggere la lavagnetta con il menù:

“Pasta al pesto…Cotoletta alla milanese…Melanzane al funghetto…”

Proseguo il mio itinerario lungo il serpentone di pietanze esposte, carico il tutto sul vassoio e mi avvio verso i tavoli più nascosti e lontani dalla cagnara.

La cotoletta sta per soccombere al mio appetito. La osservo attentamente: panatura croccante, forse un tantino unta, abbastanza grande e spessa nelle dimensioni. Fa davvero gola. Armeggio con forchetta e coltello con la perizia di un chirurgo alla sua ennesima appendicectomia.

Sbigottita tengo a mezz’aria il tassello di cotoletta davanti al viso… sotto la panatura….niente…. cioè… una particola di carne bianca, sottilissima!

Che delusione…si presentava così bene! La finisco, per orrore dello spreco alimentare e per assecondare l’appetito; con il latente monito di mia nonna nelle orecchie “…Che quando c’era la guerra noi si pativa la fame, si pativa…”

Ci continuo a pensare alla deludente cotoletta, così invitante a vedersi, anche mentre torno in ufficio sazia, ma insoddisfatta. Cammino e penso a come m’aveva stuzzicato le ghiandole salivari, a come ne pregustavo la consistenza ed il sapore, carezzandola con lo sguardo famelico fin dal primo momento che l’ho posata sul vassoio.

Davanti a me ci sono due impiegate in passeggiata digestiva. Una è rotondetta e bassa, vestita sobriamente ma un po’ anonima (sembra abbia vent’anni di più). L’altra è longilinea, anzi magrissima: non un bulbo capillare ribelle, tacco/trampolo da nove centimetri, accessori costellati di strass (cintura, borsetta, orologino da polso, fermacapelli…), pelle ancora dorata dal sole estivo e dalle lampade UVA fatte in inverno.

Sculetta che pare che anche il suo sedere ti dica con voce stridula: “Sono così gnocca che la mia cacca non fa odore”. Ho un momento epifanico… Ora ricordo!!!La mannequin Miss Celhosoloio era quella ragazza che avevo sentito raccontare, tempo fa, ad una collega “…Ferie me-ra-vi-glio-se…L’unico neon della vacanza è stato…”

Supero Stanllio e Ollio in gonnella e mi volto a guardare Miss Celhosoloio per un fugace secondo. Giusto per conferma che quella famigerata frase del neon fosse uscita dalle sue labbra perfettamente truccate qualche tempo fa. La riconosco… è proprio lei…Mi mordo la lingua per tacere.

Altrimenti, con un sorriso beota, le avrei chiesto “Ma scusa… tu non sei quella che ho mangiato in mensa poco fa?”

Era il 03/09/03



10 02 2004

Cannibalismo Mensa aziendale. Vassoi che scivolano composti lungo le vetrinette appannate dal vapore, scalpiccio costante, rumori di stoviglie, odori pungenti di cucina che esalano dalle grandi teglie ed io che blocco la fila di zombie affamati perché mi sono distratta a leggere la lavagnetta con il menù:

“Pasta al pesto…Cotoletta alla milanese…Melanzane al funghetto…”

Proseguo il mio itinerario lungo il serpentone di pietanze esposte, carico il tutto sul vassoio e mi avvio verso i tavoli più nascosti e lontani dalla cagnara.

La cotoletta sta per soccombere al mio appetito. La osservo attentamente: panatura croccante, forse un tantino unta, abbastanza grande e spessa nelle dimensioni. Fa davvero gola. Armeggio con forchetta e coltello con la perizia di un chirurgo alla sua ennesima appendicectomia.

Sbigottita tengo a mezz’aria il tassello di cotoletta davanti al viso… sotto la panatura….niente…. cioè… una particola di carne bianca, sottilissima!

Che delusione…si presentava così bene! La finisco, per orrore dello spreco alimentare e per assecondare l’appetito; con il latente monito di mia nonna nelle orecchie “…Che quando c’era la guerra noi si pativa la fame, si pativa…”

Ci continuo a pensare alla deludente cotoletta, così invitante a vedersi, anche mentre torno in ufficio sazia, ma insoddisfatta. Cammino e penso a come m’aveva stuzzicato le ghiandole salivari, a come ne pregustavo la consistenza ed il sapore, carezzandola con lo sguardo famelico fin dal primo momento che l’ho posata sul vassoio.

Davanti a me ci sono due impiegate in passeggiata digestiva. Una è rotondetta e bassa, vestita sobriamente ma un po’ anonima (sembra abbia vent’anni di più). L’altra è longilinea, anzi magrissima: non un bulbo capillare ribelle, tacco/trampolo da nove centimetri, accessori costellati di strass (cintura, borsetta, orologino da polso, fermacapelli…), pelle ancora dorata dal sole estivo e dalle lampade UVA fatte in inverno.

Sculetta che pare che anche il suo sedere ti dica con voce stridula: “Sono così gnocca che la mia cacca non fa odore”. Ho un momento epifanico… Ora ricordo!!!La mannequin Miss Celhosoloio era quella ragazza che avevo sentito raccontare, tempo fa, ad una collega “…Ferie me-ra-vi-glio-se…L’unico neon della vacanza è stato…”

Supero Stanllio e Ollio in gonnella e mi volto a guardare Miss Celhosoloio per un fugace secondo. Giusto per conferma che quella famigerata frase del neon fosse uscita dalle sue labbra perfettamente truccate qualche tempo fa. La riconosco… è proprio lei…Mi mordo la lingua per tacere.

Altrimenti, con un sorriso beota, le avrei chiesto “Ma scusa… tu non sei quella che ho mangiato in mensa poco fa?”

Era il 03/09/03



9 02 2004

_______________________________________________________

Tilt causa overload di pensieri. Le trasmissioni sono momentaneamente sospese. Magari un reload nel frattempo…tié.



9 02 2004

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Tilt causa overload di pensieri. Le trasmissioni sono momentaneamente sospese. Magari un reload nel frattempo…tié.



8 02 2004

Come la luna…

Stanotte il mio pensiero veglia su molte persone, sparse un po’ dappertutto.Vecchi amici, nuove conoscenze, persone reali e volti sconosciuti dietro ad un nickname. C’è una nuvola di malinconia e vaga tristezza che mi ronza attorno. Forse sotto le lenzuola riuscirò a sfuggirle.



8 02 2004

Come la luna…

Stanotte il mio pensiero veglia su molte persone, sparse un po’ dappertutto.Vecchi amici, nuove conoscenze, persone reali e volti sconosciuti dietro ad un nickname. C’è una nuvola di malinconia e vaga tristezza che mi ronza attorno. Forse sotto le lenzuola riuscirò a sfuggirle.



5 02 2004

Come Bilbo…

“Pigro Rozzo e Ragno Matt(e)o

tesson fili per legarmi.

Che boccon sono, che piatto!

Ma non possono trovarmi.”

J.R.R. Tolkien