21 01 2004
Piccoli talismani crescono Indosso una camicetta nera. Stropicciata, ricami di fiori colorati un po’ folk , chiusa con un ammiccante nastrino di raso incrociato sul seno che dice “sfilami, scioglimi…”. Infatti ogni dieci minuti lo controllo per sincerarmi che il reggiseno si intraveda appena, senza che sia già in bella vista, a mia insaputa.
La stessa camicetta l’avevo scelta per la prima sera passata con Lui ed altri amici motociclisti. Mi sembrava un ottimo compromesso. Uno di quei capi che ti fanno sentire a tuo agio un po’ dovunque. Quando la porto mi piaccio sempre. Significa che sono in vena sexy e un po’ ingenua. E’ come se mi sentissi ancora i Suoi occhi addosso, dall’altra parte del tavolo, mentre attorno gli amici brindano, parlano e mangiano arachidi. Questa camicetta ha trattenuto nelle sue fibre un po’ della magia di quella sera. E’ un talismano che mi avvolge in un abbraccio di ricordi, un catalizzatore di emozioni.
Sotto l’equatore segnato dal piercing all’ombelico (beata gioventù ribelle) porto un classicissimo paio di jeans. Fortunatamente le macchie di grasso e fango, medaglie al valore del corso base di fuoristrada, con due o tre lavaggi sono scomparse. Quando li avevo messi in lavatrice, di ritorno dal raduno, erano rigidi come carta da pacchi, color della creta, sembravano una vecchia cartina geografica sbiadita. Una pergamena per raggiungere un forziere ricolmo di ricordi ed emozioni su due ruote. Quanto mi sono divertita a inzaccherami tutta smotorettando tra pozzanghere, guadi e collinette polverose! Passo i palmi delle mani sulle cosce. Socchiudo gli occhi e non sono più seduta su una sedia girevole, ma in piedi sulle pedane che guido dolcemente la moto attraverso sentieri, i polsi caricati sul manubrio, le braccia morbide, in una posizione “ignorante” proprio come ci aveva spiegato l’istruttore.
C’è poco da fare, associo dei ricordi agli oggetti più disparati. Lo so bene che sono io a dare questo valore aggiunto alle cose, anche a quelle di poco conto. Come un paio di jeans e una camicia…Sono io a dare questo potere evocativo (la solita egocentrica!).
So bene che alla fine gli oggetti non sono che la scusa, la scintilla iniziale, l’incipit per ricordare certi momenti. Quella che per Proust era una madeleine per me è camicia, jeans, zaino, reggiseno a fiorellini, soprammobile a forma di tartaruga, infradito e granelli di sabbia, collanina in perline marocchina, fermacarte in legno intarsiato, bicchiere con fiore di papavero disegnato, il libro che mi ha fatto pensare, il disco in vinile consumato a sedici anni, la grafia di mia madre scovata su un libro di ricette…
Quel che più mi preoccupa non è la mole di sentimenti che mi colpiscono tipo boomerang rimbalzando sugli oggetti del mio vivere quotidiano.
E’ che devo fare il salto di qualità, crescere. Inscatolare la mia vita, custodire i miei ricordi dentro me, senza legarli agli oggetti. Devo traslocare entro primavera 2004. Un trasloco a più livelli. Metterò da parte i ricordi, la malinconia, il dolore e la gioia e mi disferò di cose oramai inutili, che in una lunga e penosa cernita spoglierò della loro magia, per arredarci gli angoli della mia anima.
Era il 25/09/03
Categories : moto mon amour, storielle





