29 01 2004

Streghe
Di quando in quando mi riunisco con le mie amiche per una cena, una birra e una sana partita di chiacchiere tra donne. Affettuosamente le chiamo le mie Streghe, perché le nostre serate finiscono sempre per essere dei momenti un po’ magici, in qualche rara occasione segnati addirittura da un giro scherzoso di tarocchi.

Ieri sera organizziamo, in un batter d’occhio, la cena da me. Il menù è a base di fondue bourguignonne, formaggi, verdure grigliate, salsine varie.

A tavola la formazione è da un lato Veronica e Nina, dall’altro Lara ed io. In centro l’occorrente per la fonduta che sembra proprio il nostro pentolone magico in ebollizione, pieno di pozione miracolosa e con gli ingredienti raccolti in piccole ciotoline.

Giochiamo e ridiamo con i forchettoni da fondue, assaporando la nostra occulta ricetta. Tra un pezzo di vitello punzecchiato ed intingoli vari la conversazione procede vivace.

MimiJoy: “Ragazze ma voi ci credete alla teoria del chiodo scaccia chiodo?”

Lara: “Come no! Mi sono messa insieme a Bruno subito dopo essermi lasciata con Nanni!”

Veronica: “Lara, ma scusa…con Bruno però dopo è durata solo tre mesi!”

Lara: “Appunto! Non ho dimenticato Nanni in quei tre mesi…. quindi ho lasciato Bruno!”

MimiJoy, Nina, Veronica: “…..”

Lara: “…e subito dopo mi sono messa insieme a Mirko!”

Nina: “Così però è la regola del tra i due litiganti il terzo gode!”

Lara: “Ehmmm no, Mirko non gode - non provo più nessuna attrazione fisica per lui!”

Una pausa per afferrare coi denti un pezzo di carne infilzato nel forchettone appuntito…

Lara: “… Ora che ci penso…Però…. Il quarantenne che mi ha fatto il colloquio l’altro giorno era proprio un bel tipo!”

Siamo streghe e donne…non siamo mica sante!



29 01 2004

Streghe
Di quando in quando mi riunisco con le mie amiche per una cena, una birra e una sana partita di chiacchiere tra donne. Affettuosamente le chiamo le mie Streghe, perché le nostre serate finiscono sempre per essere dei momenti un po’ magici, in qualche rara occasione segnati addirittura da un giro scherzoso di tarocchi.

Ieri sera organizziamo, in un batter d’occhio, la cena da me. Il menù è a base di fondue bourguignonne, formaggi, verdure grigliate, salsine varie.

A tavola la formazione è da un lato Veronica e Nina, dall’altro Lara ed io. In centro l’occorrente per la fonduta che sembra proprio il nostro pentolone magico in ebollizione, pieno di pozione miracolosa e con gli ingredienti raccolti in piccole ciotoline.

Giochiamo e ridiamo con i forchettoni da fondue, assaporando la nostra occulta ricetta. Tra un pezzo di vitello punzecchiato ed intingoli vari la conversazione procede vivace.

MimiJoy: “Ragazze ma voi ci credete alla teoria del chiodo scaccia chiodo?”

Lara: “Come no! Mi sono messa insieme a Bruno subito dopo essermi lasciata con Nanni!”

Veronica: “Lara, ma scusa…con Bruno però dopo è durata solo tre mesi!”

Lara: “Appunto! Non ho dimenticato Nanni in quei tre mesi…. quindi ho lasciato Bruno!”

MimiJoy, Nina, Veronica: “…..”

Lara: “…e subito dopo mi sono messa insieme a Mirko!”

Nina: “Così però è la regola del tra i due litiganti il terzo gode!”

Lara: “Ehmmm no, Mirko non gode - non provo più nessuna attrazione fisica per lui!”

Una pausa per afferrare coi denti un pezzo di carne infilzato nel forchettone appuntito…

Lara: “… Ora che ci penso…Però…. Il quarantenne che mi ha fatto il colloquio l’altro giorno era proprio un bel tipo!”

Siamo streghe e donne…non siamo mica sante!



29 01 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto nella foto…Scopri le differenze!



29 01 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto nella foto…Scopri le differenze!



28 01 2004

Pronto…Casa Addams E’ sera, sto rientrando a casa, con le sporte della spesa che mi frustano gli stinchi ad ogni passo, le bollette strette tra i denti. Il tronchetto della felicità mi osserva con le foglie semingiallite mentre con un colpetto di bacino e l’ultimo giro di chiave apro il portone.

Il tronchetto sembra un cucciolo malato di vegetale, è tutto meno che felice, sopravvive con le foglie penzolanti come orecchie basse. “Devo intervenire con l’eutanasia su questa povera pianta…” penso e chiudo con un acrobatico tiro di tallone e un tonfo la porta dietro a me. Sputo le bollette sul tavolo in cucina e accendo le luci.Odore di chiuso e di immondizie da smaltire qui dentro. Squilla il telefono in sala, un po’ mugugnando (mi scapperebbe un po’ la pipì) vado a rispondere.

“Pronto…”

“Buonasera, è casa Pieri?”

“Sì, con chi parlo?”

“Cantina del Borracho. C’è il Signor Arturo Pieri?”

Ok. La solita telefonata di telemarketing, offerte strepitose, passerà un nostro incaricato ad esporle la nostra gamma di prodotti blah blah blah…

“No, mi spiace. Ma dica pure a me”

Mentre la giovane neofita telefonista pensa al da farsi leggendo probabilmente il manuale con le risposte prestampate io lancio uno sguardo perplesso al piano giorno della mia casa. Le cose più disparate abbandonate un po’ in giro: una borsetta rosa confetto sulla poltrona di velluto, scarpe da ginnastica sporche di grasso, il marsupio che trabocca di chiavi, il bloccadisco della moto, due asciugamani puliti da portare di sopra in armadio, i bulbi di narciso e tulipani ancora da piantare in giardino, una bottiglia mezza piena di birra…

“Ehm… dovrei parlare proprio con lui…Il signor Arturo è suo padre, vero?”

“Certo, ma, come le ripeto, può dire tranquillamente anche a me…”

Cerco di essere cortese e mi sorbisco la petulante ragazzina, perché mi è balenato in mente che mio padre potesse aver ordinato del vino presso la Cantina del Borracho tempo fa e che magari ci potessero essere delle pendenze o delle consegne ancora da evadere. Attendo quindi che dall’altro capo del filo mi espongano la questione.

“Quando posso trovare in casa il Signor Arturo?”

Aridaje. Ma cos’è sta nuova scuola di telemarketing? Una laurea in rottura di coglioni? Sono esasperata. Il bisogno di andare in bagno si fa più pressssssssssssante…

“Mi ascolti bene, mio padre è morto. Ma può dire tranquillamente a me!”

Silenzio imbarazzante e imbarazzato da entrambe le parti.

Click.

Guardo allibita la cornetta del telefono alla ricerca di una risposta umana dall’altro capo del filo. La piccola sciacquetta mi ha riattaccato. Le mie labbra si piegano verso il basso. Con stizza mi alzo e sbottonandomi i pantaloni di lino vado in bagno a distillare un vino dorato da far impallidire la Cantina del Borracho.


Era il 09/09/03



28 01 2004

Pronto…Casa Addams E’ sera, sto rientrando a casa, con le sporte della spesa che mi frustano gli stinchi ad ogni passo, le bollette strette tra i denti. Il tronchetto della felicità mi osserva con le foglie semingiallite mentre con un colpetto di bacino e l’ultimo giro di chiave apro il portone.

Il tronchetto sembra un cucciolo malato di vegetale, è tutto meno che felice, sopravvive con le foglie penzolanti come orecchie basse. “Devo intervenire con l’eutanasia su questa povera pianta…” penso e chiudo con un acrobatico tiro di tallone e un tonfo la porta dietro a me. Sputo le bollette sul tavolo in cucina e accendo le luci.Odore di chiuso e di immondizie da smaltire qui dentro. Squilla il telefono in sala, un po’ mugugnando (mi scapperebbe un po’ la pipì) vado a rispondere.

“Pronto…”

“Buonasera, è casa Pieri?”

“Sì, con chi parlo?”

“Cantina del Borracho. C’è il Signor Arturo Pieri?”

Ok. La solita telefonata di telemarketing, offerte strepitose, passerà un nostro incaricato ad esporle la nostra gamma di prodotti blah blah blah…

“No, mi spiace. Ma dica pure a me”

Mentre la giovane neofita telefonista pensa al da farsi leggendo probabilmente il manuale con le risposte prestampate io lancio uno sguardo perplesso al piano giorno della mia casa. Le cose più disparate abbandonate un po’ in giro: una borsetta rosa confetto sulla poltrona di velluto, scarpe da ginnastica sporche di grasso, il marsupio che trabocca di chiavi, il bloccadisco della moto, due asciugamani puliti da portare di sopra in armadio, i bulbi di narciso e tulipani ancora da piantare in giardino, una bottiglia mezza piena di birra…

“Ehm… dovrei parlare proprio con lui…Il signor Arturo è suo padre, vero?”

“Certo, ma, come le ripeto, può dire tranquillamente anche a me…”

Cerco di essere cortese e mi sorbisco la petulante ragazzina, perché mi è balenato in mente che mio padre potesse aver ordinato del vino presso la Cantina del Borracho tempo fa e che magari ci potessero essere delle pendenze o delle consegne ancora da evadere. Attendo quindi che dall’altro capo del filo mi espongano la questione.

“Quando posso trovare in casa il Signor Arturo?”

Aridaje. Ma cos’è sta nuova scuola di telemarketing? Una laurea in rottura di coglioni? Sono esasperata. Il bisogno di andare in bagno si fa più pressssssssssssante…

“Mi ascolti bene, mio padre è morto. Ma può dire tranquillamente a me!”

Silenzio imbarazzante e imbarazzato da entrambe le parti.

Click.

Guardo allibita la cornetta del telefono alla ricerca di una risposta umana dall’altro capo del filo. La piccola sciacquetta mi ha riattaccato. Le mie labbra si piegano verso il basso. Con stizza mi alzo e sbottonandomi i pantaloni di lino vado in bagno a distillare un vino dorato da far impallidire la Cantina del Borracho.


Era il 09/09/03



27 01 2004

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


(Primo Levi, ‘Se questo è un uomo’, Einaudi, Torino 1979)

Levi, deportato ad Auschwitz nel 1944, venne liberato il 27 Gennaio 1945



27 01 2004

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


(Primo Levi, ‘Se questo è un uomo’, Einaudi, Torino 1979)

Levi, deportato ad Auschwitz nel 1944, venne liberato il 27 Gennaio 1945



23 01 2004

Senza pudore Ieri sera, come succede da qualche giorno a questa parte, non appena rientrata a casa, sento due trilli di campanello e passa a trovarmi una mia nuova amica.

Compie sette anni lunedì prossimo.

Capelli biondi alle spalle sempre arruffati, sandaletti e pantaloncini blu con uno strappo vistoso su una natica (si sarà intrufolata fra i roseti per acchiappare qualche lucciola…). Copre il suo torso nudo con Ginger, la mia gattina rossa, che nervosa si guarda intorno in cerca di una via di fuga. A vederla sembra una bimba che gioca a fare la gran signora, con una stola di volpe tigrata al collo…

“Ciao Mimi, ti ho riportato la micia! Sei tornata ora dal lavoro?”

Ha una voce infantile ma non è fastidiosa, non è stridula o atteggiata a peste capricciosa. Mi interroga con quegli occhi cerulei. Non ha quasi le sopracciglia per quanto sono chiare e appena accennate di sottilissima peluria. Sicché il suo sguardo diventa ancora più magnetico, un po’ come quello delle mannequin anni ’70 stile Twiggy: tutto occhioni sgranati, un po’ all’ingiù.

“No, ho finito di lavorare alle sette ma sono passata in officina a riprendermi la macchina che era rotta, vedi che ora è parcheggiata lì?” e gliela indico con l’indice, chinandomi un po’ in avanti per parlarle più o meno alla sua stessa altezza. Distrattamente S. prende atto della mia auto che riposa sulla rampa del garage, sembra quasi che pensi

- ma questa è scema, l’ho vista arrivare un quarto d’ora fa e scendere dalla macchina, altrimenti mica passavo a trovarla! Certo che ho visto dove è parcheggiata la sua macchina!!! -

La gattina intanto miagola e si struscia disegnando arabeschi sulle mie gambe con la coda.

”Ma quando mi fai fare un giro sulla tua moto?”incalza la mia amica…

”Non appena mi restituiscono il casco, che ho prestato ad un amico, ma lo sai che è una promessa…”

Non so cosa mi prende ed inizio la paternale del giorno e continuo…“Sai S., di promesse bisogna farne poche, perché vanno mantenute e non è sempre facile farlo. E’ un impegno che ti prendi con un’altra persona, non è bello non mantenere la propria parola e tradire la fiducia di qualcuno. Ma te l’ho promesso, fidàti”

La piccola ospite mi guarda con un’espressione tra l’interessato e il perplesso per poi sbottare con un…

”Ho sete… hai della coca?”

- Ok, ha ragione S., beviamoci su - dico a me stessa, le sorrido ed entriamo in casa. Dopo un sorso di coca cola e qualche racconto di gattidicuginedellesueamichettediscuola prende fiato e mi chiede secca:

“Dov’è il bagno?”. La accompagno. Sto per uscire e chiuderle la porta, ma S. non smette di chiacchierare ed ha già fatto scendere alle ginocchia gli shorts e le mutandine a costine di cotone.

Mi fissa con gli occhi grandi e continua a parlarmi tutta presa dai suoi discorsi. Nel frattempo rimane così, quasi svestita, senza un’ombra di pudore.

Sembra non sappia nemmeno di essere nuda davanti ad una quasi-estranea, pensandoci bene mi era parsa forse più impacciata prima, quando ancora indossava i pantaloncini.

Sempre parlottando e incurante della mio sguardo sulla soglia della porta, si siede sul water ciondolando i sandaletti e gesticolando per dare più enfasi a quello che mi racconta tutta allegra. Non la seguo nel suo cinguettio. Sono semplicemente rapita dalla naturalezza, dalla spontaneità dei gesti, dall’innocenza e dall’armonia che emana questa bambina di sette anni che, praticamente nuda, mi parla seduta su un water, che mi sembra improvvisamente gigante con lei appollaiata sopra. Mi domanda tutto d’un tratto:

“Ma tu hai un marito?”

Balbetto, sento le guance che mi si infiammano: “No, no…ma ho il moroso…”

Questa bimba mi spiazza. Lei, sette anni da compiere, quasi tutta nuda è a suo agio, tranquilla e serafica. Io a trent’anni, vestita e calzata mi vergogno quando mi chiedono se sono sposata.

Ad un certo punto S. prende fiato ed io sfrutto il momento con una scusa banale per chiuderle la porta del bagno e tornare in cucina. Due secondi e sento il rumore dello sciacquone e del rubinetto.

- Si lava le manine…oltre che vivace ed intelligente è pure educata -

S. mi raggiunge in cucina. Sento il profumo del sapone che ha appena usato, vedo qualche goccia d’acqua ancora posata sulla pelle degli avambracci tatuati con i supereroi dei suoi cartoni preferiti.Segno che si è asciugata in fretta, forse per non perdere tempo e per finire di raccontarmi qualcosa che le sta a cuore.

Si aggira curiosa, sfiora gli oggetti – ha solo un’unghia dipinta con lo smaltino fuxia, sembra un coriandolo solitario - legge di sghembo le buste delle bollette posate su una sedia, si scaccia dal musetto le ciocche arruffate che le coprono gli occhi e inghiotte un eccesso di saliva prima di saltare sull’attenti e correre fuori lanciando gridolini: la mamma l’ha chiamata per la cena, due case più in là. Fa qualche metro trottando verso il richiamo della madre …poi improvvisamente torna indietro a portata della mia vista, affacciata alla finestra della cucina.

“Ciao Mimi, allora ti aspetto lunedì al mio compleanno! Ricordati che me l’hai promesso!” Mi fa un gran sorriso e corre via.

S. è una proprio una brava bambina, è la mia nuova amica e manterrò la promessa: farò fare un giro in moto a questa piccola Lady Godiva…e se un giorno diventerà una motociclista mi piace pensare che sarà anche per “colpa mia”.

Era il 11/07/03



22 01 2004

In ospedale Se vi dicono che la crioterapia è indolore mandateli affanculo. Mentono.