Mimi nel paese delle meraviglie
"Sto arrivando, scusa ancora, dammi cinque minuti e sono lì, che macchina hai?"
"Sono con un’auto nera, qui davanti all’ingresso dell’azienda, il vostro è un palazzo tutto a quadrotti di vetro, giusto?"
"Sì, sì sei nel posto giusto. Ok, arrivo!"
Porca zozza porca. Stamattina mi sono dimenticata di prendere il casco da vendere, così mi tocca tornare a casa all’ora di pranzo, in volata. Però sono riuscita a mangiare un paninetto striminzito in macchina sbrodolandomi ovviamente i pantaloni e la maglia di pomodoro. Zio billy.
Guarda qua: due macchie giganti sull’interno coscia dei pantaloni puliti - messi oggi - e una patacca sulla tetta destra. Chissà se con l’acqua andranno via, per il momento sembro una vacca pezzata.
Che figura: mi presento chiazzata, sporca come il Principe Povero. Ma chi se ne frega, devo solo consegnare il casco a questo tipo, prendere i soldi concordati con Lollo e poi arrivederci e grazie, fine della favola.
Che poi io questo neanche so come si chiama di cognome… Uffa, che palle, magari lui vuole pure negoziare sul prezzo ed io in queste cose sono negata, non riesco a fare la Strega Cattiva e mi scoccia. Che poi il casco neanche è mio… Mi sembrano tanto robe in stile il Gatto e la Volpe. Io non ho mai venduto niente tramite annunci gratuiti o aste on line.
Umph, orczozz, puah! Ma posso ridurmi così: con il casco in braccio, la tracolla penzolante, il badge tra i denti, a cercare di chiudere la macchina parcheggiata nel sotterraneo di sbieco, proprio da cafona. Cammino su per la rampa del parcheggio interrato con la scatola del casco in bilico davanti agli occhi, il nastro portachiavi che striscia per terra, imprecando… faccio più casino io dei Quattro Musicanti di Brema!
Dov’è? Oddio non mi dire che sta all’entrata laterale, qui non ci sono auto nere, solo blu scure e grigie e rosse…
Capelli candidi, sulla cinquantina, giacca in pelle nera, una pipa in mano. Sembra la versione meno smagliante di Sean Connery. Mi fa un gesto e sorride: è lui, viene verso di me. Presentazioni, continua a sorridere ed ha mani forti e una stretta sincera e sicura. Mi viene in mente Re Artù, c’è qualcosa di autoritario e buono in lui.
"Ci facciamo un boccone assieme? Hai già mangiato?"
"Veramente sì, un paninetto e mi sono pure inzaccherata tutta" gli mostro l’alone umido sul pantalone. Ti fa sentire a tuo agio, ha un modo di fare rassicurante però mai fidarsi delle apparenze, anche la strega di Biancaneve si era presentata nelle vesti di una vecchina.
"Che moto avete?" mi chiede
"io ho un Monster S2R 800, Lollo tre Ducati, tu?"
"Ah, che bello, siete tutti e due motociclisti! Eh, ne ho diciassette: un po’ italiane, altre giapponesi. Ho anche una Lambretta"
Ah, però. Me le elenca ed è troppo dettagliato per mentire. Muoviamo qualche passo verso quella che dev’essere la sua macchina, dietro l’angolo. Indubbiamente nera. Porsche, ad occhio e croce metà anni ’90. Non male come zucca fatata.
"Fammi almeno compagnia a pranzo che questo posto è opprimente" Ha ragione con questo tempo la periferia Sud di Milano è triste. Sta per mettere lo scatolotto del casco subito in macchina. Come? Dopo tutte le corse che ho fatto per portarlo qui lo paga, lo prende e non guarda nemmeno se gli va bene? E chi sono io? La figlia della serva come Cenerentola?
"Ecco…" Lo blocco, gli prendo la scatola dalle mani e gliela apro sotto gli occhi, voglio che veda il casco per bene, anche se mi ha già dato i soldi pattuiti, senza batter ciglio, pochi istanti prima.
"il colore è smoky grey, c’è su ancora il cartellino, è nuovo, un regalo inutilizzato"
"Sì sì va bene, lo provo io anche se ho una L, ma tanto non è per me, lo devo regalare"
Se lo allaccia con ancora la pipa in mano. Ha un’aria un po’ idiota, da ragazzino che vuol fare il grande o da adulto che vuol fare il ragazzino. Anche lui con la sindrome di Peter Pan, come me?
"Dài, se non hai problemi con il capo, salta su, c’è qui vicino un posto dove sono stato quindici anni fa, una trattoria…" E io mi fido. Ci penso un attimo mentre infilo le dita nella maniglia della portiera. Attenti al lupo, mi dice una vocina dentro. Non sai chi è, la foresta metropolitana di Milano è infida e piena di pericoli.
Zitto Grillo Parlante!
Eppure mi fido e sono già seduta nell’avvolgente sedile in pelle e il motore del Carrera inizia a far le fusa.
Mangiamo nella trattoria che "è cambiata dall’ultima volta che ci sono stato…" chiacchieriamo, ridiamo, come farei con un ex professore o Mago Merlino.
Paga lui, carta di credito, ovvio, ma non lo fa pesare. E’ un lupo nobile, non un marpione o un Barbablu.
Mi sento come se avessi incontrato uno zio rampante, intelligente che parla di moto e delle sue tre figlie, di casa al lago, di Norton, MV Agusta, di auto regalate, di lavori in giro per mezza Italia. Ma non lo fa mai con supponenza, con presunzione. Per lui è normale.
Lo saluto davanti all’ingresso dell’azienda con la mia manina che fa ciao ciao: pugno, aperto, pugno, aperto, quasi patetica al pari di Pinocchio al suo primo giorno di scuola. "Grazie ancora C.!" gli urlo tutta giuliva.
E chi l’avrebbe mai detto che esistono ancora dei personaggi così…Un ex principe azzurro incanutito. Mentre io con la giacca impermeabile rossa, la borsa sportiva a tracolla, senza trucco, le scarpe basse con la punta tonda potrei sembrare al massimo Cappuccetto Rosso.
Pranzo a sorpresa con lieto fine.
E’ proprio vero che i motociclisti sono una favola a parte!