3 08 2006

Bikini Ducati

Tutto pronto, o quasi, per la vacanza in moto: tute antipioggia, kit riparazione pneumatici, multipinza svizzera, guida della Sardegna… e poi shorts, magliette, polo e tanti costumi da bagno. Approposito di beachwear, un amico oggi mi chiede via mail se, da brava ducatista ho il bikini Ducati e mi invia il link a motoblog.it …

Argh, mi sa che il mio bikini sarebbe verosimilmente non marchiato Ducati Corse, bensì Ducati Cosce!

 



26 06 2006

Pubblico e privato Al lusso ci si abitua presto. Così mi godo Gara 1 e Gara 2 dalla sala stampa del Santamonica. Troppo caldo, troppa gente fuori. Mi sento un’intrusa e temo ad ogni sguardo di essere smascherata come un’infiltrata, indegna del pass che porto al collo.

Questa serie di piccoli privilegi a volte mi imbarazzano, mi lusingano. Riesco persino ad assistere ad una conferenza stampa solo per giornalisti… Quante cose nuove! Ed io sono qui tra ingegneri, tester, tecnici! Quante domande avrei da fare ai relatori! Eppure mi sento sollevata e più sicura mentre scendo le scale e mi immetto nel flusso di gente tra motorhome, gazebo, hospitality. Sono per così dire tornata al mio livello…fra la gente comune.

Preferisco confondermi con gli spettatori del paddock dove tutti sono giustamente interessati alle moto, ai piloti e alle ragazze con trampoli e ombrellino. Ho l’illusione di essere invisibile fintanto che una ragazzina con chewing gum mi allunga un volantino dell’ultima collezione di mutande Sloggi.

Mi sento bene e male a fasi alterne. Ci sono momenti in cui salirei nuovamente quelle scale che portano al media centre solo per mostrare il pass da sborona ai tipi della security. Altri in cui mi nasconderei volentieri dalla confusione, in preda dal morbo di Stendhal per la troppa bellezza e frenesia del mondo Superbike.

Sono felice, eccitata, curiosa, e allo stesso tempo vorrei essere da un’altra parte. Non so dove ma sicuramente in sella alla mia moto, raggomitolata sotto il cupolino, in un cono di velocità, da sola, anonima.



30 05 2006

Mi odio…Ho chiamato ora in officina per il primo tagliando del Monster: tutto fully booked fino al 9 giugno.Sgrunf… mannaggia mi perdo 2 week end di moto…mi odio.



5 05 2006

Siamo bellissime e lo sappiamo Che bello, dopo un lungo, lunghissimo, inverno finalmente macino qualche chilometro! Peccato ci sia un consistente tratto d’autostrada da percorrere, ma meglio che niente. Sono anche un po’ sporchina: neve pioggia, fango e lo smog di Milano non hanno giovato ai miei Marchesini bianchi. Lei è agitata, sa che è il primo viaggio "serio" che ci facciamo insieme. Si è caricata sulle spalle lo zaino per godere della mia livrea rossobianca e mi accorgo di come osserva le curve del mio serbatoio, gonfia d’orgoglio e adorazione. Sono bellissima e lei lo sa. Facciamo subito una bella bevuta al distributore, significa che l’itinerario sarà lungo, non sto nella pelle, pardon non sto in folle…ho una gran voglia di ingranare le marce e partire verso il mio primo raduno con le Desmodonne.

In autostrada mi comporto bene, sono ancora in rodaggio del resto, meglio non strafare anche se questo limite forzato dei cinquemila giri ogni tanto mi va veramente stretto. C’è pure traffico stamattina e a Brescia qualche goccia di pioggia prova a scoraggiarci ma Le faccio capire che non soffro e, allegra, mi allungo in un’accelerata con quella spintarella da dietro che so piacerLe tanto. Infatti mi stringe fra le cosce e ride godereccia sotto il casco. Siamo bellissime e lo sappiamo. Inizio ad avere sete, oramai il parziale sul display segna quasi ducento chilometri di viaggio. Davanti a noi c’è un autogrill di quelli a ponte, che si affaccia sulle corsie dell’autostrada. Sopra il suono del mio bicilindrico sento che mi dice "Sosta al prossimo, non sei ancora in riserva…". E’ vero, sì… ma … ecco, veramente io… mi scappa una gran sete… passiamo l’ingresso all’autogrill, sfrecciamo sotto al ponte pieno di Rustichelle, oddio… aiuto… non resisto…ahhh!!!!

L’ho accesa.

La spia della riserva.

Ma porca di quella porca… peggio di Fantozzi, passo l’uscita per l’autogrill ed il distributore e mi vai in riserva, birbante e sfacciata che non sei altro! Guardo il display della strumentazione. Uhmmm buono, mi ha fatto più di duecento chilometri prima di entrare in riserva, ottimi consumi. Aspé, ecco il cartello che indica la prossima area di servizio.

Tesina Sud 33 km.

Orpo! Meglio chiudere un po’ il gas. Forza ciccia, passiamo in corsia lenta di destra e assestiamoci sui cento all’ora che qui siamo un po’ risicate con la benza.

Caspita, arrivano le due gallerie…sono corte ma ti prego non mi abbandonare ora. Una è andata, bravissima, ora procediamo anche dentro e fuori dall’altra. Perfetto. Sei proprio bellissima, eh, lo so!

Ventinove chilometri da quando mi sei entrata in riserva senza nemmeno farmi l’occhiolino con la spia arancione. Guarda qua bollino acceso fisso, ma tu tieni duro. Non mi abbandonare, manca poco alla prossima area di servizio che se non sbaglio è…

Dopo la nostra uscita per Valdastico. Oh merda.

Se proseguiamo è vero che abbiamo il distributore, la Rustichella, la toilette e sguardi ammirati dai passanti (perché siamo bellissime e lo sappiamo, veh!?) ma è anche vero che l’uscita successiva è Grisignano e ci ritroviamo praticamente a Padova, fuori strada di un bel po’ rispetto alle nostre necessità.

Dobbiamo decidere in fretta, ciccia.

Uscita Valdastico 1000 m

Col dito guantato metto la freccia a destra. Prendiamo la Valdastico. Eh, lo so che in questa bretella non ci sono distributori, ma appena fuori ne troveremo uno, tu intanto non mi abbandonare.

Facciamo altri sei chilometri, forza!

Sette chilometri, uscita Vicenza Nord. Curvone e discesa…

Coff, coff, sput, sblert

Ci siamo.

A secco.

Ma che fa??? Spinge coi piedi come se fosse in bicicletta o su un monopattino??? Eh, vuole guadagnare più strada possibile…ridicola! Mi ha portato al limite. A me dispiace ma davvero non ce la faccio più. Sono senza fiato praticamente, non c’è rimasta che qualche goccia di benzina nel mio pancino rosso con banda bianca…

Per fortuna che c’è il casello. Reggimi per piacere e accompagnami subito fuori che sono spenta, stanca e assetata.

Così mi ritrovo qui ferma all’uscita dell’autostrada. Lei ha pagato e a piedi mi ha sospinta fino al parcheggio. Mi ha assicurata con il bloccadisco (e dove vuoi che vada se sono a secco!!!) e si è diretta verso il centro del paesino sperduto della provincia vicentina. Aspetto, mentre dal cielo di tanto in tanto inizia a schizzare qualche goccia di pioggia. Riposo ubbidiente mentre il casellante mi sorveglia del suo chiosco.

Che culo clamoroso! Nemmeno farlo apposta! Arrivo appiedata al distributore chiuso (solo self service) dopo una camminata di pochi minuti, casco in mano, zaino in spalla e trovo questa coppia di sciuri in scooter che mi presta una tanica! Spettacolo. Ciccia, arrivo coi rinforzi, ti fai una bel cicchetto da cinque litri e torniamo al distributore a completare il pieno e restituire la tanica…

Piove, governo ladro! Ah, alla buon’ora… eccoLa che arriva con la pappa! Ho sete, ho sete voglio benzina a garganella! Apro il bocchetto del serbatoio. Glu glu glu sono così ingorda che ogni tanto deborda un filo di benzina e non mi rendo nemmeno conto del diluvio universale che si è rovesciato su Lisiera.

E’ un quarto d’ora che aspetto che la pioggia sballi…Non posso mica passare qui tutto il pomeriggio. A casa mia sorella ci attende e quando sono in moto lei è sempre in agitazione. Fanculo. Ciccia, si parte. Me ne frego della pioggia, andiamo a bere ancora al distributore e poi continuiamo la nostra avventura.

"Tuto posto, cea?"

"Sì grazie infinite per la tanica, siete stati davvero provvidenziali"

"A te sì tuta baganata! Vara che desso i gà verto anca el gabiotto dea cassa si te vol sugarte ‘na s-cianta"

"Grazie non occorre. Cose che capitano, ci sono abituata. Adesso faccio il pieno e proseguo"

"Anselmo, vara che moto granda e che bee che le xe tute e dò"

"Eh, sì siamo bellissime e lo sappiamo! Arrivederci e grazie ancora!"



10 04 2006

Mimi nel paese delle meraviglie

"Sto arrivando, scusa ancora, dammi cinque minuti e sono lì, che macchina hai?"

"Sono con un’auto nera, qui davanti all’ingresso dell’azienda, il vostro è un palazzo tutto a quadrotti di vetro, giusto?"

"Sì, sì sei nel posto giusto. Ok, arrivo!"

Porca zozza porca. Stamattina mi sono dimenticata di prendere il casco da vendere, così mi tocca tornare a casa all’ora di pranzo, in volata. Però sono riuscita a mangiare un paninetto striminzito in macchina sbrodolandomi ovviamente i pantaloni e la maglia di pomodoro. Zio billy.
Guarda qua: due macchie giganti sull’interno coscia dei pantaloni puliti - messi oggi - e una patacca sulla tetta destra. Chissà se con l’acqua andranno via, per il momento sembro una vacca pezzata.
Che figura: mi presento chiazzata, sporca come il Principe Povero. Ma chi se ne frega, devo solo consegnare il casco a questo tipo, prendere i soldi concordati con Lollo e poi arrivederci e grazie, fine della favola.

Che poi io questo neanche so come si chiama di cognome… Uffa, che palle, magari lui vuole pure negoziare sul prezzo ed io in queste cose sono negata, non riesco a fare la Strega Cattiva e mi scoccia. Che poi il casco neanche è mio… Mi sembrano tanto robe in stile il Gatto e la Volpe. Io non ho mai venduto niente tramite annunci gratuiti o aste on line.

Umph, orczozz, puah! Ma posso ridurmi così: con il casco in braccio, la tracolla penzolante, il badge tra i denti, a cercare di chiudere la macchina parcheggiata nel sotterraneo di sbieco, proprio da cafona. Cammino su per la rampa del parcheggio interrato con la scatola del casco in bilico davanti agli occhi, il nastro portachiavi che striscia per terra, imprecando… faccio più casino io dei Quattro Musicanti di Brema!

Dov’è? Oddio non mi dire che sta all’entrata laterale, qui non ci sono auto nere, solo blu scure e grigie e rosse…

Capelli candidi, sulla cinquantina, giacca in pelle nera, una pipa in mano. Sembra la versione meno smagliante di Sean Connery. Mi fa un gesto e sorride: è lui, viene verso di me. Presentazioni, continua a sorridere ed ha mani forti e una stretta sincera e sicura. Mi viene in mente Re Artù, c’è qualcosa di autoritario e buono in lui.

"Ci facciamo un boccone assieme? Hai già mangiato?"

"Veramente sì, un paninetto e mi sono pure inzaccherata tutta" gli mostro l’alone umido sul pantalone. Ti fa sentire a tuo agio, ha un modo di fare rassicurante però mai fidarsi delle apparenze, anche la strega di Biancaneve si era presentata nelle vesti di una vecchina.

"Che moto avete?" mi chiede

"io ho un Monster S2R 800, Lollo tre Ducati, tu?"

"Ah, che bello, siete tutti e due motociclisti! Eh, ne ho diciassette: un po’ italiane, altre giapponesi. Ho anche una Lambretta"

Ah, però. Me le elenca ed è troppo dettagliato per mentire. Muoviamo qualche passo verso quella che dev’essere la sua macchina, dietro l’angolo. Indubbiamente nera. Porsche, ad occhio e croce metà anni ’90. Non male come zucca fatata.

"Fammi almeno compagnia a pranzo che questo posto è opprimente" Ha ragione con questo tempo la periferia Sud di Milano è triste. Sta per mettere lo scatolotto del casco subito in macchina. Come? Dopo tutte le corse che ho fatto per portarlo qui lo paga, lo prende e non guarda nemmeno se gli va bene? E chi sono io? La figlia della serva come Cenerentola?

"Ecco…" Lo blocco, gli prendo la scatola dalle mani e gliela apro sotto gli occhi, voglio che veda il casco per bene, anche se mi ha già dato i soldi pattuiti, senza batter ciglio, pochi istanti prima.

"il colore è smoky grey, c’è su ancora il cartellino, è nuovo, un regalo inutilizzato"

"Sì sì va bene, lo provo io anche se ho una L, ma tanto non è per me, lo devo regalare"

Se lo allaccia con ancora la pipa in mano. Ha un’aria un po’ idiota, da ragazzino che vuol fare il grande o da adulto che vuol fare il ragazzino. Anche lui con la sindrome di Peter Pan, come me?

"Dài, se non hai problemi con il capo, salta su, c’è qui vicino un posto dove sono stato quindici anni fa, una trattoria…" E io mi fido. Ci penso un attimo mentre infilo le dita nella maniglia della portiera. Attenti al lupo, mi dice una vocina dentro. Non sai chi è, la foresta metropolitana di Milano è infida e piena di pericoli.
Zitto Grillo Parlante!
Eppure mi fido e sono già seduta nell’avvolgente sedile in pelle e il motore del Carrera inizia a far le fusa.
Mangiamo nella trattoria che "è cambiata dall’ultima volta che ci sono stato…" chiacchieriamo, ridiamo, come farei con un ex professore o Mago Merlino.
Paga lui, carta di credito, ovvio, ma non lo fa pesare. E’ un lupo nobile, non un marpione o un Barbablu.
Mi sento come se avessi incontrato uno zio rampante, intelligente che parla di moto e delle sue tre figlie, di casa al lago, di Norton, MV Agusta, di auto regalate, di lavori in giro per mezza Italia. Ma non lo fa mai con supponenza, con presunzione. Per lui è normale.

Lo saluto davanti all’ingresso dell’azienda con la mia manina che fa ciao ciao: pugno, aperto, pugno, aperto, quasi patetica al pari di Pinocchio al suo primo giorno di scuola. "Grazie ancora C.!" gli urlo tutta giuliva.

E chi l’avrebbe mai detto che esistono ancora dei personaggi così…Un ex principe azzurro incanutito. Mentre io con la giacca impermeabile rossa, la borsa sportiva a tracolla, senza trucco, le scarpe basse con la punta tonda potrei sembrare al massimo Cappuccetto Rosso.

Pranzo a sorpresa con lieto fine.

E’ proprio vero che i motociclisti sono una favola a parte!



10 01 2006

Questo spiega molte cose… e risponde alle mie mail ed ai miei dubbi sollevati in merito al famigerato braccialetto arancione de "La mia Inclinazione" qualche mese fa (Si vedano i miei post del 23/05/05 e dell’ 11/05/05 )

Riporto dal Corriere di Milano di oggi:

È scappato in Canada con più di 50 mila euro che avrebbero dovuto essere devoluti alle vittime di incidenti motociclistici o ai loro familiari. L´uomo, ricercato dalla Procura e dai carabinieri di Monza con l´accusa di truffa, è un giornalista di 41 anni originario di Torino ma residente da molti anni a Monza. Nel raggiro sono finite non solo le vittime degli incidenti, ai quali erano stati promessi fondi di sostegno per le cure; ma anche le migliaia di persone che hanno contribuito alla fasulla campagna nazionale per la guida più sicura versando fiumi di quattrini; e, infine, Riccardo Tagliabue, giornalista quarantenne, titolare di un´agenzia di comunicazione di Monza che, inconsapevolmente, ha aiutato il collega a organizzare la truffa. Una trama spezzata la vigilia di Natale, quando Tagliabue ha scoperto di essere stato raggirato e ha denunciato tutto ai carabinieri. La truffa ruota attorno a un braccialetto di plastica su cui è stampigliata, in caratteri dorati, la scritta «La mia inclinazione», nome e simbolo dell´associazione Onlus che Tagliabue aveva contribuito a fondare convinto dal collega. Il braccialetto non era in vendita: per averlo si doveva fare una donazione di almeno 5 euro. Per promuoverlo, la mente dell´imbroglio ha pensato di sfruttare l´agenzia di Riccardo Tagliabue, esperto del mondo motociclistico.

Dalla fine del 2004 al dicembre del 2005, il cerchietto di plastica è stato promosso con manifestazioni di piazza ed eventi organizzati all´Autodromo di Monza; è stato allegato a riviste motociclistiche e descritto in passaggi televisivi come è accaduto in una puntata del programma «Le Iene». Il tutto, ovviamente, a spese di Riccardo Tagliabue che, fra costi di organizzazione e spese varie, ha sborsato la bellezza di 20 mila euro. «È una vicenda allucinante - spiega Tagliabue -. Quella persona non solo mi deve un mucchio di soldi che conto di recuperare fino all´ultimo centesimo, ma anche ha anche raggirato moltissime persone e altrettante associazioni di volontariato». Sul suo conto, per il momento, i carabinieri non sono riusciti a scoprire molto, se non che non ha precedenti per reati analoghi e che la professione di giornalista, indicata sulla carta d´identità, è molto probabilmente una copertura.

Riccardo Rosa

Quanto mi fa arrabbiare in questi momenti sapere che le mie perplessità erano fondate!



14 12 2005

Le mani grandi di un adulto posate delicatamente sui fianchi di una bambina, le dita stringono appena la presa sulla salopette di velluto rosa, applicando una leggera forza. La bimba si guarda le punte delle scarpette, tende e fa un po’ di resistenza con i muscoli del collo e la schiena. Volta la testolina verso di lui con i i capelli le impicciano la vista alle sue spalle. Piccole dita attorcigliate sulla catena che odora di metallo ossidato. Nocche bianche e una folata di vento. La bocca spalancata in un sorriso e il seggiolino dell’altalena si proietta al cielo.

Spinta dal basso.

Ha l’aria di chi è affaccendata a sistemare cose in giro per casa. Si alza sulle punte dei piedi apre l’anta di un pensile con una mano e con l’altra vi ripone il grosso vaso colmo di miele. I capelli sono ancora arruffati dal sonno, in cucina c’è profumo di caffé. I lembi della vestaglia di seta si gonfiano ad ogni suo passo, scoprendo il corpo nudo. Mentre è china davanti al frigorifero aperto sente le sue mani calde attraverso il tessuto, all’altezza dei fianchi. Volta il viso verso la sua voce e inarca la schiena. Lui la attira verso sé e poi le lascia spazio allungando le braccia, donodolando il bacino. Lei d’istinto stringe il tetrapack del latte con un fremito ripensando alla notte prima. Ridono della mossa sexy.

Spinta dal basso.

C’è un freddo pungente, la strada è torturata dalle auto in coda che bofonchiano ai semafori. Il guanto invernale mi rende difficile inserire la freccia per svoltare. E’ verde, allento la presa sulla leva della frizione e mi immetto nel traffico delle nove. Snòcciolo le marce con dei rapidi colpetti, sento la leva del cambio poggiare sulla tomaia della scarpa. Seconda, terza, quarta, ancora più veloce osando fino alla sesta, un po’ più dei 110 consentiti. Nel casco mi nasce un sorriso. Sollevo di poco la visiera per farmi sferzare dall’aria e sentire la velocità sulle labbra, che umetto con la lingua e faccio asciugare dal vento. Scalo e diminuisco la velocità: così mi intrufolo tra auto, bus, scartando scooter e pedoni. Finché davanti a me la strada si libera improvvisamente. Ingrano la seconda, il motore risponde vivace e vigoroso. Che goduria! Mi sento presa per i fianchi proiettata in avanti e

Spinta dal basso!



26 11 2005

E’ del sagittario! Così ieri sera Cat ed io parlavamo al telefono di lei. Ridendo sul fatto che appena usciti dal concessionario Lo ed io "profumassimo" ancora di Ducati. La mia moto è del sagittario. E’ un bel segno, di fuoco, dinamico, amante dei viaggi, intraprendente. Tra l’altro è quello del mio ascendente e già la sento un po’ "figlia" mia. Verrà registrata all’anagrafe, pardon, immatricolata la settimana prossima, nel frattempo stamattina, sotto una nevicata spettacolare, Lo mi porta a carezzarla al Ducati Store. Imminente la coccarda rosso/bianca alla porta. Ripenso alla chiacchierata telefonica  con la Ducati-lover più sfegatata che conosca (Cat) e mi viene da pensare che sto prendendo le sue orme: prima le air shox rosa, poi il monster… chissà che non diventi brava a fotografare come lei!

Lo, andiamo…portami dalla mia piccola, oggi ho voglia di mangiare fiocchi di neve e ridere ridere ridere!



14 11 2005

Biker pride Con le mani a coppa sul vetro del finestrino trattengo il respiro per non appannarlo e lancio uno sguardo verso la campagna. Sono quasi le dieci di sera, per fortuna non c’è nebbia ed in lontananza scorgo la torre campanaria del Duomo, poco più in là quella della Pieve. Tra qualche minuto arriveremo in stazione. Mi chino e sistemo il libro che stavo leggendo nella tasca del trolley.

Dalla porta di vetro si affaccia una ragazza. Anche lei da un’occhiata al paesaggio notturno in cerca di un riferimento.

"Scusa, ma questo intercity non ferma anche a Cittadella?" mi chiede.
"No, questo fa Vicenza – Castelfranco, senza soste intermedie".

Avrà più o meno la mia età, capelli corti castano chiari, un bel visino, poco trucco ed è vestita con un giacchino imbottito stretto in vita e pantaloni in panno. Ha l’aspetto curato e modi cordiali.

Stavolta sono io che le faccio una domanda pensando che magari ha bisogno di aiuto o informazioni aggiuntive:
"Dovevi scendere a Cittadella?"
"No, no è che l’altro intercity che prendo di solito ferma anche a Cittadella e non capivo a che altezza eravamo"

Allarme rientrato. Mi squadra insistentemente. Sono sicura di non conoscerla e distolgo lo sguardo per puntarlo sul pannello degli interruttori elettrici della carrozza, faccio la vaga, ma percepisco che mi sta ancora osservando. Non reggo più e volto il viso verso di lei, fingendo però di voler guardare fuori dal finestrino. Mi sorride ed è proprio rivolta a me, non c’è dubbio, ha tra l’altro un’aria soddisfatta e compiaciuta. Finché non esplode improvvisa:

"Tu sei la motociclista! Indossavi una giacca da moto!"

Mi ha fulminata.
Ho un flashback e mi rivedo su un treno, un sabato mattina di tre settimane prima, con il giubbotto in pelle ed il casco in mano. Tornavo in Veneto per il week end. In programma oltre ad un pomeriggio con mia sorella c’era pure una gita in moto, giusto per restare allenata, anche se solo come passeggera quindi mi ero portata dietro l’occorrente.

"Caspita che memoria!". Il sorriso è diventato comune e d’intesa. Sì ero io, su un treno ma agghindata da amazzone, con tanto di guanti paraschiena e casco.

"Lo sapevo…" mi racconta "è che mi capita spesso di vedere delle persone mi pare di conoscerle e magari ci rimugino su dei giorni e poi finalmente mi ricordo dove le ho viste!"

"Sei motociclista anche tu?" indago speranzosa
"No, ma con quella giacca ed il casco colorato -" si ricordava pure quello! "mi sei rimasta impressa".

Il treno si è fermato con un singhiozzo, iniziamo le manovre coi bagagli e scendiamo tutti sulla banchina. Già vedo i primi abbracci, sento dietro a me i  "lasciami la valigia ché pesa" e l’umidità mi brucia le narici intontite dal caldo del treno. So già che fuori dalla stazione mi aspetta mia sorella ed affretto il passo su per le scale verso l’uscita ché ho voglia di vederla, ma mi volto indietro e saluto la ragazza "Buon week end!" ,"Grazie anche a te!".
Chissà se la troverò in treno domenica quando tornerò a Milano.
Arrivo all’atrio, poso per terra la valigia, sblocco e sollevo la maniglia per trascinarla, le porte a vetri si aprono e l’auto di mia sorella è già qui che mi aspetta.

Stasera le mie due ruote sono solo quelle del trolley ma il mio orgoglio da motociclista è ben su di giri.



2 11 2005

A seguito della conferenza tenuta da Ducati Consulting in occasione della fiera Alumotive di Modena ho compreso perché sono oramai matura e consapevole per un Monster S2R.

I temi trattati dai vari preparatissimi relatori hanno evidenziato la mia simbiosi con la Casa Madre. Vera e propria unità di pensiero e comunione di intenti tra end consumer (Mimi) e Azienda (Ducati).

Ne sono uscita con un bagaglio di conoscenze ed informazioni che mi hanno ulteriormente convinta che ho fatto la scelta giusta con l’S2R.

Ho trovato riscontri in molti dei nodi cruciali, a conferma di aver oramai sposato la filosofia aziendale in tutto e per tutto.

Lean thinking: ovvero "pensiero snello"- sono a dieta da un mese. Devo inguainarmi nella tuta in pelle agevolmente, non voglio sfigurare in sella ad una Ducati, non me lo potrei mai permettere.

Change Management: ebbene sì, ho cambiato direzione: da moto giapponesi a passione italiana. Mi sono convertita ufficialmente al "Ducatesimo" , niente drappi arancio, campanellini e canti. Per strada vestirò in pelle pieno fiore e a cantare sarà il suo motore. Peace, love and Ducati!

Lean supply: Ho ridotto tutto ad un unico fornitore di emozioni: il motore desmodromico. E poi che bisogno c’è di altri fornitori con un catalogo di accessori goloso come quello Performance? Devo ricordarmene per la lista nozze…qualche gioiellino in alluminio ricavato dal pieno non può certo mancarmi in casa!

JIT -  Just in Time: Il Monster mi arriverà giusto in tempo per le festività natalizie, colorazione rossa con banda bianca: praticamente già vestito da Babbo Natale!

Costs: Bando al superfluo. Oramai ragiono solo in termini di valore motociclistico: quella borsa di Tod’s vista in vetrina che mi piace tanto ? Uhmmm equivale al prezzo della strumentazione della mia futura moto, per questa stagione non si fa shopping frivolo!

Quality: Il passo di vendere la mia jap l’ho fatto, il salto di qualità lo sto per fare, ancora qualche settimana di pazienza. Praticamente una Ducati è certificazione ISO 999(9) su due ruote!

Design: La classe non è acqua, so già che il nuovo rossetto si intonerà alla verniciatura del telaio, nulla è stato lasciato al caso e il merchandising griffato Ducati vivacizza da mesi il mio guardaroba. Total look!

Service: E’ tutto pronto per l’arrivo in casa del nuovo acquisto. Per il Monster ho approntato il servizio completo: tappeto in salotto per esporlo e ammirarlo, diploma DRE a Imola debitamente incorniciato (tipo ecografia prenatale… già allora, nel lontano luglio 2005 batteva in me un cuore desmo), scorte di tortellini e lambrusco per festeggiarne la consegna con gli amici e far sentire la moto ancora un po’ come fosse in Borgo Panigale, libri e navigatore satellitare per le nostre future scorribande insieme…

Community: Sono mesi che questo evento è in gestazione e tutti i forum di appassionati che frequento lo sanno. Qualcuno per prendermi in giro ha addirittura osato parafrasare la mia situazione di appiedata in attesa di Monster con un logo "Ducati Forse" invece che Ducati Corse. Già penso al suo ingresso in società quando la porterò al WDW 2006, orgogliosa come una mamma, in mezzo alla grande famiglia.

Se qualcuno avesse ancora dubbi sul perché la mia moto sarà una Ducati lo invito alla prossima conferenza…