5 12 2003
C’è la crisi Mio padre diceva che era il mio rifugio peccatorum. La mia seconda casa. Effettivamente con gli orari che faccio, la sera dopo l’ufficio, posso permettermi solo di andare all’ipermercato per fare le piccole spese.
Qualche settimana fa vedere in lontananza dalla statale le luminarie natalizie sulla grande struttura del centro commerciale mi ha scazzottato lo stomaco. Come? Natale? Di già?
Il sipario di porte a vetro si chiude alle mie spalle, la promenade centrale è un tripudio di decorazioni e musiche scampanellanti. Piccoli nuclei di famiglie dai lineamenti asiatici o africani vagolano ubriachi di luci e consumismo. Un paio di loro mi speronano con i carrelli semivuoti, sono disorientati e confusi. Come me.
Sono al reparto giocattoli, voglio comprare dei piccoli regalini per i due bambini che mi hanno adottata come vicina di casa e amica adulta la scorsa estate. Sono le mie piccole ancore di salvezza, i miei elfi birichini, che aspettano di veder parcheggiata la mia auto la sera per lanciarsi al davanzale della finestra coi loro musetti birbi. Guardiamo assieme Striscia la Notizia in cucina con un bicchiere di succo di frutta in mano e i racconti di scuola e marachelle in bocca.
Sono così scombussolata dalle cifre e dai nomi deliranti dei nuovi giocattoli che cerco di stare in quell’area dell’ipermercato il meno possibile. Scelgo frettolosamente un modellino di motocicletta per lui e una bambola macrocefala e con gli stivali a zeppa per lei. La bambola è quanto di più trend in commercio, che sia bella è discutibile. Quella che ho scelto io è una copia di una sottomarca, ovviamente. Si chiama “Mimi” e mi illudo che a lei piacerà per questo, nonostante non sia l’originale che costa cinque volte tanto.
Riempio il cestino rosso di plastica coi giocattoli e continuo a gironzolare confrontando prezzi, cercando ispirazione e idee per regali che non costino un patrimonio e siano utili e carini. Sono una sognatrice, lo so.
La zona utensili e accessori cucina è quasi deserta, mi ci fiondo così posso guardare con calma aprire le confezioni dei bicchieri per vedere se sono tutti intatti, srotolare le tovagliette all’americana, provare i grembiuli da cucina con il faccione di San Nicolò in pace.
Invece sento una voce femminile che dice in tono solenne “Bambini, c’è la crisi quest’anno, non potete chiedere troppi regali!”.
Colpita dall’affermazione mi volto e li vedo. Mamma con bimba sui cinque anni che zampetta nel carrello e bambino di circa otto che osserva la madre perplesso dal basso, dondolandosi sugli scarponcini scamosciati.
“…non ci sono i soldi, pensate che dobbiamo darli noi a Babbo Natale, perché anche lui non ne ha per i regali di tutti i bambini!”
Per non sembrare inopportuna mi volto e ritorno con lo sguardo al nasone di San Nicolò stampato sul grembiule che si protende in fuori seguendo il mio seno. Sono un’idiota ad aver origliato e a trovarmi lì con il cappottino bon ton grigio e questo pacchiano grembiule natalizio made in china sopra. Sembro un grottesco pagliaccio natalizio.
Mi sento come quei due bambini a cui è stato preannunciato un magro natale, increduli, delusi, un po’ arrabbiati. Mi sento come quella madre costretta in parte a mentire, che non sa giustificarsi e usa a mo’ di capro espiatorio una figura mitologica, innocente per antonomasia: Babbo Natale in persona. Mi sento come quel San Nicolò sul grembiule con un sorriso e le guance rosse perennemente stampate sul viso, volutamente ignaro di ciò che succede ai nostri portafogli e all’economia. Quel sorriso stampato a colori vivaci che dice: “E’ Natale! Se nessuno ti viene a dire che i prezzi sono raddoppiati e che c’è la crisi tu compri e sei felice!”. Eh già… se nessuno te lo viene a dire… Un po’ come “occhio non vede cuore non duole”.Una mamma però oggi l’ha detto ai suoi figli: “C’è la crisi”.
Mi sfilo dalla testa il grembiule da cucina con triste rassegnazione. Mamma e bimbi sono scodinzolati via col loro carrello, scivolando tra i reparti. Non li vedo più. Il loro arrivo e scomparsa è stato fulmineo, quasi come quelle poche parole dette dalla mamma. Per un attimo penso addirittura di essermeli immaginati tutti e tre.
Poso il grembiule ripiegato sul ripiano. Beffardo il San Nicolò mi continua a sorridere con gli occhi stretti e le guance rubizze. Ficco un dito nella stoffa inamidata del grembiule, proprio nell’occhio destro di San Nicolò.
“Che ti ridi tu, eh? Non lo sai che c’è la crisi?!”





