10 02 2004
Cannibalismo Mensa aziendale. Vassoi che scivolano composti lungo le vetrinette appannate dal vapore, scalpiccio costante, rumori di stoviglie, odori pungenti di cucina che esalano dalle grandi teglie ed io che blocco la fila di zombie affamati perché mi sono distratta a leggere la lavagnetta con il menù:
“Pasta al pesto…Cotoletta alla milanese…Melanzane al funghetto…”
Proseguo il mio itinerario lungo il serpentone di pietanze esposte, carico il tutto sul vassoio e mi avvio verso i tavoli più nascosti e lontani dalla cagnara.
La cotoletta sta per soccombere al mio appetito. La osservo attentamente: panatura croccante, forse un tantino unta, abbastanza grande e spessa nelle dimensioni. Fa davvero gola. Armeggio con forchetta e coltello con la perizia di un chirurgo alla sua ennesima appendicectomia.
Sbigottita tengo a mezz’aria il tassello di cotoletta davanti al viso… sotto la panatura….niente…. cioè… una particola di carne bianca, sottilissima!
Che delusione…si presentava così bene! La finisco, per orrore dello spreco alimentare e per assecondare l’appetito; con il latente monito di mia nonna nelle orecchie “…Che quando c’era la guerra noi si pativa la fame, si pativa…”
Ci continuo a pensare alla deludente cotoletta, così invitante a vedersi, anche mentre torno in ufficio sazia, ma insoddisfatta. Cammino e penso a come m’aveva stuzzicato le ghiandole salivari, a come ne pregustavo la consistenza ed il sapore, carezzandola con lo sguardo famelico fin dal primo momento che l’ho posata sul vassoio.
Davanti a me ci sono due impiegate in passeggiata digestiva. Una è rotondetta e bassa, vestita sobriamente ma un po’ anonima (sembra abbia vent’anni di più). L’altra è longilinea, anzi magrissima: non un bulbo capillare ribelle, tacco/trampolo da nove centimetri, accessori costellati di strass (cintura, borsetta, orologino da polso, fermacapelli…), pelle ancora dorata dal sole estivo e dalle lampade UVA fatte in inverno.
Sculetta che pare che anche il suo sedere ti dica con voce stridula: “Sono così gnocca che la mia cacca non fa odore”. Ho un momento epifanico… Ora ricordo!!!La mannequin Miss Celhosoloio era quella ragazza che avevo sentito raccontare, tempo fa, ad una collega “…Ferie me-ra-vi-glio-se…L’unico neon della vacanza è stato…”
Supero Stanllio e Ollio in gonnella e mi volto a guardare Miss Celhosoloio per un fugace secondo. Giusto per conferma che quella famigerata frase del neon fosse uscita dalle sue labbra perfettamente truccate qualche tempo fa. La riconosco… è proprio lei…Mi mordo la lingua per tacere.
Altrimenti, con un sorriso beota, le avrei chiesto “Ma scusa… tu non sei quella che ho mangiato in mensa poco fa?”
Era il 03/09/03






Basta riciclarti!
P.T.G.
Proteggo la natura della blogosfera
!!!! Embé????
!!!! Bax MJ
Tanto lo so che finché non torno in sella l’ispirazione mi manca
Alura spetta domenega!
)))
…e sorridi vakkaboia!
Senti Paola la Cancellosa, dimmi un po’ il programmino di domenica…
Se la si fa troppo lunga qui a wildhornet chiocciola libero punto it trovi la mia mail. Scrivi che ti devo domandare una cosetta (desgrassia’).
Baci alla riciclatrice
Cannibale!:)
buona giornata bixy, oggi verdurine al vapore, okay? mf
avevo letto questo post a suo tempo, proprio di gusto. Adesso che lo rileggo…gusto intatto!
Mimì, ma quale raccogli commenti! Ultimamente ho perso lettori e commentatori…non so se ci hai fatto caso. L’alter ego era quello dei giorni scorsi… l’hai letto quello? e infatti commenti 2,5… tutto scema, alla fine… Mi ero anche rotta di scrivere cazzate raccoglicommenti, come dici tu. come mi sono rotta di scrivere il 2 che non ha più senso per me…soprattutto da quando non posso scrivere quello che vorrei… lacimo stare… lasciamo stare… a te un bacio e scusa lo sfogo!:)