7 07 2004
Segretaria in gabbia dorata Il nostro ufficio è un ampia sala della seconda metà del 1600. I miei tacchi sono nacchere su marmo veneziano tirato a lucido, ogni giorno, da premurose imprese di pulizie. Le porte sono in legno color panna con chiavistelli in ferro battuto, scuri ed essenziali. Ci sono quattro finestroni altissimi listellati di legno. Nessun tendaggio, così la luce può liberamente inondare il locale, offrendo il panorama dei giardini. Piante e prati verdi che si affacciano sul corpo centrale della villa seicentesca e sulla barchessa opposta alla nostra. Dall’esterno del nostro ufficio si intrevede un’altra stanza, in cui sono esposti trofei su tutta la parete. Sono i testimoni silenziosi di giorni di gloria per il marchio aziendale. Sembrano altezzosi vasi, tutti molto snob, solo perchè un tempo hanno saggiato lo champagne e l’alloro del podio, invece che i gambi di fiori recisi. Ogni tanto li osservo anch’io questi trofei lucidi e prestigiosi. Sono curiosa. Proprio come gli ospiti stranieri in vista al Presidente.
Li vedo arrivare sotto il porticato, un po’ affannati dalla camminata tra i saloni ed affascinati dall’opulenza che aleggia ovunque. Si sporgono verso le finestre e ci spiano con i loro obiettivi fotografici, mentre noi siamo davanti ai pc neri con schermo ultrapiatto. So a cosa pensano. Glielo si legge in faccia. Le loro bocche semiaperte in un “oooh” di stupore misto invidia. Rimangono in gruppo, come un piccolo gregge timoroso. L’addetto stampa che li precede nel tour sorride sorniona, consapevole delle meraviglie che sta loro illustrando nel suo inglese arrugginito. Ricambio i loro sguardi, se riesco abbozzo un sorriso di convenienza in loro direzione. Mi sento un po’ come un’animale allo zoo. Non ci sono sbarre a dividerci, solo i listelli di legno della porta-finestra.
Credo che un giorno, quando li rivedrò lì fuori, col collo tirato e gli occhi serrati per vedere meglio, uscirò da dietro la mia scrivania. Farò ticchettare ancora i miei sandaletti, dirigendomi verso di loro. Oltrepasserò il confine invisibile della soglia tendendo il palmo della mano: “Voglio le mie noccioline…” gli dirò nel mio inglese senza accento maccheronico, “grazie”.






Ciao…scimmietta!
ah, hai postato…poi leggo.
o.t.: non sono naturale, perchè non metto mai smalto, ma per il resto sì: ultimamente ho scoperto il rosso. e mi piace da morire!!! Io però gli occhiali da sole sono uno schermo che non li uso.mi nasconderei e non devo…
scema… ma “non i gambi di fiori recisi” che vuol dire?
Le persone che si incontrano sono diverse tra loro, così come i loro gusti. E’ certo che non riproporrò la stessa cenetta romantica con le medesime portate. Ma è il pensiero che conta, è la ricerca che c’è stata dietro per costruire qualcosa di carino. La lista è una metafora in questo senso, è la volontà di rendere tutto perfetto per un’occasione speciale… con la capacità che ho di stare in cucina, sicuro che avrei bruciato qualcosa! ehehhe
Ciao
Nico
secondo me ti invidiano molto e in gabbia ci si sentono loro. ciao e a presto.
Maggie, ho cambiato quel punto…va meglio ora? Bax MJ
Dalla mia postazione di lavoro, attraverso i serramenti in allumino vedo un bellissimo distributore con autolavaggio dove ogni giorno il povero Mohamed spara con la sua lancia ettolitri di acqua contro le auto. Le mie scarpe da ginnastica calpestano tre tipi di pavimentazioni diverse per spostarsi, una più brutta dell’altra, non ho l’aria condizionata, e non passa mai nessuno a trovarmi…..niente noccioline. Però al distributore ci sono i giambonetti.
:**** Miiiii che ricordi! Bax MJ
E ringrazia, che se quella “stanza dei trofei” non è così piena, alla voce “Basket”, il merito è anche di noi Nobili Decaduti Virtussini…
DD
bazi.
non mi intendito molto di moto. Si desume dal fatto che guardando la foto qua in alto ho pensato “hei, le hanno fregato la ruota posteriore”.
stupendo [il post…non il tuo sentirti in gabbia]
Ciao MimiJ :**
Sove.RR
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non sarà del 1600… forse inizio di qs secolo, ma le porte panna, tutto lucido… la prima è la mia scrivania… schermo ultrapiatto, ovvio… macchè noccioline!? io voglio la Banana!! (sconcia questa eh?)
ciao sorella
invece da me e’ tutto piu arancione e viola…
)
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ciao
La cicatrice è qualcosa che resta, che non svanisce come i graffi. E proprio perchè resta, mi ricorda le tappe importanti della mia vita. E’ un modo per non dimenticare ciò che mi fa essere come sono….
Io non uso la protezione, sono il sole, sono gli altri che a stare a contatto con me se la devono mettere! hehehehe
Buon pomeriggio!
Nico
Bella sta cosa che mi postate le foto dei vostri uffici
Per un attimo mi fa entrare un po’ dipiù nelle vostre giornate, nelle vostre vite. Grazie! Bax MJ
Le mie tre cicatrici non tengono conto dei lutti, se contassi anche quelli sarebbero almeno 6 i segni indelebili…
ma che bella creaturina …. gli manca solo la parola…
questo scatto l’ho appena fatto per te… questa e’ la mia postazione…
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ciao
evito di postarti la foto della mia stanza… moriresti… oltre a ringiudermi alla neuro.. vero alex? tu l’hai vista e sei ancora viva… ma..
va buo torno a lavorare va’…
Io non lavoro in un vero e proprio ufficio ma in un luogo nel quale la macchinetta con le bottigliette d’acqua non funziona per niente, così quella che ho comprato 5 minuti fa è già caldo e ne ho bevuto solo un goccio (berresti acqua calda?). Ciao! ^_________^
Uhm… come sceneggiatura per un film porno non sarebbe mica male sai?
Ciao
Ciccio Bastardo
sono in un open space pieno di giovani impegnati a fare i giovani creativi e brillanti.
a parte le vagonate di cinismo è un ambiente quasi salutare. quasi
x ely: già già…
)) roba da matti!
aldilà di ogni finestra c’è sempre un buffo mondo… aldilà dei sogni anche. Sicura d’avere gli occhi aperti???