19 10 2004
Entro nella toilette delle donne e con una spalla accidentalmente urto una ragazza. I servizi sono piccoli ed io, con addosso il giubbotto da moto, risulto un po’ voluminosa e goffa.
Tutte e tre le porte dei gabinetti sono chiuse, davanti a me ci sono cinque persone che sembrano giocare a tetris ad ogni apertura di chiavistello. Una sguscia fuori, l’altra si intrufola mettendo mano alla borsetta se intravede che la carta igienica è terminata. Sorrisini di convenienza, una lavata frettolosa di mani, una spolverata di cipria e via che si ritorna nella bolgia di odori sintetici del Mac Donald’s in Galleria Vittorio Emanuele.
Nei minuti di attesa solo una delle tre porte rimane chiusa e questo rallenta i turni di entrata e uscita delle ragazze nei gabinetti, creando una discreta fila.
Tra il rumore periodico dell’asciugamani in funzione sento anche lo scroscio dello scarico provenire dalla terza porta chiusa. Ancora e ancora.
Qualcuno si sente male, oppure la tazza è intasata.
Il chiavistello rimane sul rosso dell’occupato ma è arrivato il mio turno, un bagno è libero ed entro nella porta subito a fianco. Quando ne riesco, ai lavabi sotto lo specchio, trovo una ragazza sommersa in un maglione ingombrante forse quanto il mio giubbotto in pelle con protezioni.
Butto l’occhio alla mia destra e mi accorgo che finalmente la porta dalla quale proveniva il rumore dello sciacquone è socchiusa, la tipa che era in coda dietro a me se la richiude in tutta fretta: è il suo turno.
Ne deduco che la ragazza che ora si sta lavando le mani, proprio nel lavabo accanto al mio, è quella che prima si era attaccata al bottone dello scarico, senza sosta, asserragliata in bagno. Ancora e ancora.
Ha il capo chinato verso il petto coi capelli mossi di un biondo spento che le coprono il viso. Di sbieco intravedo la sua mano destra alzare e rimboccare il maglione beige sull’avambraccio sinistro, scoprendolo per non bagnarsi. Il braccio sembra la zampa di un insetto, le dita sottilissime si muovono nervose e veloci, intrecciandosi sotto il getto del rubinetto. L’osso del polso è sporgente tanto da parere malforme.
Poi nello specchio incontro il suo sguardo.
Ha sollevato il viso e si passa il palmo della mano a coppa sulla bocca per ripulirsi. Il naso e gli angoli delle labbra sono arrossati, il viso è scavato e di un pallore quasi traslucido. Si accorge che la sto fissando, decide allora di saltare la fase dell’asciugatura e si passa velocemente le mani umide sulle trame del maglione grosso. E’ imbarazzata, forse si sente braccata, sotto esame.
Perché sa che ho capito.
Mentre guadagna velocemente l’uscita dai bagni la osservo meglio, sempre riflessa nello specchio, stavolta di spalle. Pantaloni e maglione oversize che, invece di nasconderla, enfatizzano la sua magrezza: caviglie e polsi esili, pallidi. Sembra fatta di bave di cristallo, fragile, dimessa, monocromatica sia nell’abbigliamento che nei colori della pelle e dei capelli. Finisco di lavarmi le mani, le asciugo con cura sotto il phon dell’asciugamani. Come a volerle facilitare la fuga fuori nel locale, offrendole un vantaggio, lontano dal mio sguardo impertinente e preoccupato.
Mi sistemo il paraschiena, chiudo la zip ed esco dal rimbombo della galleria. Tengo per mano il mio compagno, mentre camminiamo verso la moto gli rubo un bacio e cerco un po’ di serenità nel suo sguardo, ignaro di quanto accaduto nella toilette. Poco dopo cerco di non pensarci, salgo sul sella ed abbraccio il mio pilota. Poggio il casco sulla sua schiena di lato, così lascio sfilare davanti ai miei occhi i colori della gente, le luci delle auto e dei semafori. Una giostra confusa, come il mio umore.
Ad un tratto uno sguardo incide la mia visuale. E’ lei, di nuovo.
Sta parlottando con le amiche, ferma ad un passaggio pedonale. Un sorriso un po’ forzato in faccia che le si spegne non appena i nostri occhi si incrociano per la seconda volta questo pomeriggio.
Sappiamo.
Con l’indice guantato faccio scendere la visiera sul mondo, chiudo gli occhi e stringo più forte il mio uomo, facendomi cullare dal suono del bicilindrico inglese che sfreccia per le vie di Milano.






… ero venuto per scrivere qualcosa di simpatico… ma mi sento un po’ tarpato…
Potch, puoi sempre fare un commento OT.
Un giga bax a presto!
MJ
ussignur, passavo di lì proprio ieri pomeriggio! la prossima volta, a 50 mt dalla galleria, prova i ‘panzerotti luini’… saludos
milanoclass, mi segno la leccornia per la prossima sosta milanese
Bax MJ
yes, lavoro in un locale, ora..
un bel locale. avresti fatto un figurone con il tuo uomo se foste venuti a trovarmi invece che optare per Ronaldo McDonaldo..
baci
purtroppo in questa città di persone così ne vedi tante. troppe.
la metro in orari di punta sembra uno zoo: animali in gabbia. gabbie senza pareti…
è triste vedere persone spegnersi così, giorno dopo giorno, consapevolmente, ma incapaci di reagire ad un mondo opprimente.
ma talvolta basta uno sguardo a dare coraggio.
a dare una spallata, un senso….
mai far finta di non vedere. si rischi di diventare complici della loro disfatta….
e tu l’hai fatto.
ops, rileggo e mi accorgo che scritta com’è la intendo male anche io:
tu l’hai fatto, hai guardato, hai voluto vedere, e forse chissà, quella ragazza si è sentita più forte, ha visto una mano tesa verso la sua solitudine….
:-)
chissà. magari s’è sentita indifesa davanti al tuo sguardo attento. o magari ha realizzato che ci sono persone alle quali non puoi nascondere chi sei…..e allora è meglio uscire allo scoperto.
quallo che vedo qui è tanta indifferenza. e questa non aiuta. mai.
uno sguardo incuriosito nello specchio di un bagno invece forse fa….
mi piace pensare che si possa, anche con semplici gesti, aiutare….
e parlarne aiuta ancora di più….
:-)
Equilibriodinamico… forse in parte hai ragione, ho assecondato con omertà quella ragazza, forse scrivendo di lei invece mi sono riscattata del mio silenzioso sguardo di domenica scorsa. Non credo di averle dato coraggio o un cenno di solidarietà e sostegno, semmai l’ho “smascherata” e messa a nudo con la mia muta invadenza. Ho paura che non le sia servito a molto, ma in quei casi sono poche le cose che veramente servono e non possono venire da un’estranea che ti fissa in bagno perché ha capito che sei bulimica/anoressica. Forse serve di più a tutti parlarne, non lasciare che certi episodi rimangano chiusi dietro la porta di un cesso.
Bax
MJ
Sono problemi che nascono in famiglia… purtroppo è scientifico. In famiglia vanno risolti, non ho esperienza in merito ho solo letto delle storie.
Infatti, per carità… sapevo di non poter certo aiutare quella ragazza. Però non potevo non parlarne mi ha fatto troppo star male. Bax MJ
beata te, che non hai paura delle moto
((
)
a me piacciono, ma ogni volta che ci salgo, mi prende uno strano senso di vertigine e precarietà
oggi volta mi arpiono alla schiena del malcapitato di turno
bicilindrico inglese!?!
e camilla?
norton? BSA? whats?
Mimì, le domande me le faccio quando mi sembra che le risposte mi prendano troppo spazio emotivo…
mica sono masochista!:DDDD
Skritch: trattavasi di Triumph Thruxton 900. Stupenda café racer
Bax MJ
Maggie: me lo auguro per te, altrimenti finisci in neuro
Bax
MJ
mimi just tell me..
“where is the bold dwarf?”
A ‘NDO STA ER NANO PELATO? è sparito…
(volevo scriverlo all’inizio ma visto il tarpamento da postrist…)
Il nano pelato c’è, solo che è un po’ oberato di lavoro e pensieri casalingui. Gli dico di farsi sentire stasera. Bax MJ
Holà bella fanciulla. Questo argomento lo conosco bene.
Trust me.
Bacio e see you soon.
…aff (sospiro, io li faccio così..)…mi tengo i miei chiletti in eccesso, in fondo, anche con un po’ di panzella, sono felice lo stesso. Sono appena uscita da un bagno schiumosissimo e molto lungo, ho la pelle “rasposa”, mi sento rilassata, dopo 9 ore a scuola, ne avevo bisogno,mio marito ha preparato un arrosto che fa venire l’acquolina solo col profumino..i gattacci, sazi e stanchi di lotte furiose, dormono spanzati.Io non so se abbiamo molto in comune o poco o nulla ..però mi piaci molto, Mimi, mi piace come racconti, come ti mostri attraverso “l’accricco blog”…Non si tratta di ricambiare un commento lusighiero, no..solo di ribadire quello che sai penso da quando ti ho scovata nella pazza blogsfera…Vado a mangiarmi qualcosina, prima che la tribù mi soffi la cena. Un abbraccione.
Di persone con problemi alimentari i blog sono pieni, ci inciampo spesso quando clicco a caso nella homepage di Splinder. Mi piacerebbe che queste persone riuscissero a trovare una via di fuga dal loro disagio e potessero guarire da questo assurdo annientamento di se stesse.
MC
Complimenti per il blog (da ragazzina avevo una Honda XL rossa ed ero l’unica giovane centaura nella mia città, poi quando il casco è diventato obbligatorio l’ho data a mio cugino più giovane e non ho più avuto occasione di salire su una moto).
chi può sapere cosa sia passato per la testa di quella ragazza in quel momento? forse vergogna o desiderio di aiuto, forse stizza per la tua curiosità o forse invidia per la tua prestanza. Forse tu non ti dimenticherai di lei ma nemmeno lei di te…
ah ecco, non mi parlare di café racer… come sai i catramoni hanno un posto peciale nel mio cuore!
salutamelo!
ahahah the bold dwarf… porello… però è fichissimo!
è facile isolarti nel casco mentre stringi il pilota, rivedi passare le luci, i colori, i volti, senti gli odori e i suoni di poco prima riattraversare la tua mente, mentre guardi magari senza osservarlo il traffico che scorre. è diverso quando viaggi : allora sei rapita dal paesaggio, ma nel circuito cittadino sono i pensieri ad avere il sopravvento e spesso ti fanno stringere e abbracciare la tuta di pelle che sta davanti a te sulla sella.
buona strada MJ. un lampeggio. Besos. Rey
Ho 73 anni da compìre a Marzo…
Nono… Dicevo proprio 73. Gh!
Scherzo, ho 20 anni…
e cosa avresti fatto al mio posto, se ti fossi accorta che una delle tue migliori amiche, di quelle con cui condividi grigliate apocalittiche, alla fine di una di queste si allontana, e ritorna più o meno nello stato della biondina?
io non ho avuto il coraggio di affrontare l’argomento all’epoca.
non è propriamente anoressica, nel senso che non pesa trenta chili, ma la cosa mi ha sconvolto.
Kamen.
Avevo due compagne di classe con disordini alimentari e problemi di alcolismo.
Allora non ero in grado di aiutarle come avrei voluto e non lo sarei nemmeno adesso, purtroppo.
Sono patologie in tutto e per tutto come tali vanno trattate, con l’aiuto di medici, terapeuti e associazioni di sostegno sia alle interessate che ai familiari.
Bax
MJ
speedobiker affascinato dal tuo blogmodo di scrivere …
Dramma[tico]. ciao
Capisco il tuo disagio. In casi come questi non si sa che fare, se dire qualcosa, far finta di niente, ecc.
Il luogo, poi, il bagno di un locale, è uno di quelli che mettono sempre un pò di imbarazzo. Chissà, se lo eri più tu o lei…o forse entrambe allo stesso modo. Bacio…
Marcello
Ma tu ci sarai?
Ciauz.
ciao mimi, volevo precisarti che sono biker senza motore ovvero mountainbiker … ma amo le moto … speedosaluto
mi spiace ma io non sono Doug, lui lo puoi trovare qui.
P.S. è una “congiunzione astrale” il fatto che tu mi scrivi e oggi ho ritirato la moto nuova???
ciao,
fab
C’è un perenne contrasto tra pensiero razionale ed emotivo quando ci sono queste malattie di mezzo. Da una parte non capisci come sia possibile che una persona si faccia male da sè; dall’altra ti senti incapace di dare affetto ad una persona cara, non capendo che proprio quello è il momento in cui dovresti tributarlo maggiormente…
Lo
Mi ha stupito l’incipit del tuo post. Identico, se non fosse per il tuo stile autobiografico, al racconto che ho scritto sul mio blog… per un momento quella ragazza sarebbe potuta essere quella del racconto. Ugualmente fragile ed insicura nei confronti della vita. Ci vuole volontà per opporsi a certe cose e credo che il tuo sguardo in grado di mettere a nudo ciò che aveva fatto, ma al contempo svelante preoccupazione, l’abbia fatta sentire più viva di quanto non fosse mai stata. Certe cose costringono ad una continua finzione per sottrarsi agli sguardi di chi può capire…
Un bacio e buon fine settimana.
Nico
Momentaccio indubbiamente!