11 11 2004
La tabaccheria Ieri sera, dopo il lavoro, sono passata dalla tabaccaia. E’ un negozietto ricavato da quella che, un tempo, era un’abitazione di campagna, in un paesotto del nordest come tanti: una chiesa, una scuola elementare e poche casupole di agricoltori e artigiani.
Mi piace parcheggiare l’auto di sghembo sotto la verandina di edera smeraldo.

Meglio se ci sono anche qualche vecchio vespino scorticato dalla ruggine e una mountain bike già posteggiati, vuol dire che ci sono già altri clienti. Mi avvicino alla porta d’entrata, attorno alla quale campeggiano una mezza dozzina di cartelli a pennarello oramai sbiaditi al sole che scrivono “LOTTO”, “Bolli AUTO/MOTO”, “Multe”, “SISTEMI”…
Mi piace e mi fa buffo leggere, qualche mattina, passandoci davanti sulla via del lavoro, un foglio appeso alle imposte di legno chiuse, con su scritto: “Oggi si apre alle 10.30/11.00 per motivi personali” per poi vedere la gerente (una bella signora sui quaranta, con lunghi capelli rossi ed occhi vivaci) pedalare con vigore sulla sua bici, verso le bancarelle del vicino mercato.
Mi piace l’espressione pacata, forse un po’ beota, della vecchina che mi accoglie come una sfinge incartapecorita al mio ingresso nella tabaccheria. Non so dire chi sia quest’anziana disabile (ci sono le stampelle a fianco della sua sedia impagliata, da cui osserva distrattamente i clienti) Forse è la madre della bella signora rossa. Forse è sua suocera. Fatto sta che la vecchina è una presenza fissa, indissolubile dalla tabaccheria.

Come la gatta nera. Una miciona dal pelo serico e color della pece, nessuna macchia bianca o indecisione nel colore del mantello. Nera in tutto e per tutto. Le prime volte nemmeno me n’ero accorta di ‘sta gatta. Perché magari sonnecchiava sul banco, acciambellata tra i vasi panciuti delle caramelle sfuse. Senza farsi notare. Oppure perché se ne stava in quello che, un tempo, era il tinello, sotto la cappa di un caminetto che non brucia più da anni e che ora decora questa “tabaccheria casalinga”.
Mi piace persino aspettare la bella signora rossa che, nell’altra stanza, arredata in stile povero, stampa matrici del superenalotto o si ingegna dietro alla fotocopiatrice, mentre una studentessa le porge l’ennesima dispensa da copiare.
Perché nel frattempo posso studiare questo posto così unico, oppure rubare qualche carezza alla black diva dagli occhi gialli che, un po’ sospettosa con gli estranei, non accenna nemmeno le fusa.

Mi piace il contrasto tra i macchinari moderni della ricevitoria e l’arredamento tradizionale, in legno un po’ tarlato, coi pomelli di ottone bruniti e i vetri delle credenze tutti a onde e con la grana irregolare.
Qualche parola con la bella signora ogni tanto l’ho scambiata. Con la scusa dei gatti. Sì, perché oltre alla nera inquilina felina nella tabaccheria ci sono decine di altri piccoli gatti che spuntano… sono nei quadretti naif alle pareti, sono sulle mensole sotto forma di piccoli soprammobili fatti a mano, sono persino fotocopiati su un foglio A4 che riporta l’ambo o il terno suggerito per la prossima estrazione, ed anche disegnati sullo scontrino fiscale.

Mi piacciono i clienti della tabaccheria. Gente semplice, muratori che lavorano nei cantieri edili che spuntano come funghi a colonizzare questi ultimi appezzamenti di terra promessa in periferia. Omaccioni che arrivano con le scarpe e i pantaloncini lisi e sporchi di calce. Ma anche qualche elegante rappresentante di passaggio con l’auricolare perennemente penzolante e qualche mamma giovane che stremata concede “Cinque caramelle…. Non una di più!” al furetto imbronciato che tiene per mano e che la strattona con occhi imploranti battendo i sandaletti blu sul pavimento di marmo consunto.
Insomma se non fosse che il fumo è un brutto vizio vorrei poterci passare ogni sera, fotografare la vecchina seduta di fronte all’ingresso, scattare qualche istantanea ai clienti che compilano con dovizia certosina le schede del Tris, fermare in un’immagine il ragazzino che in volata scende dal suo scooter ed acquista una ricarica per il cellulare, ritrarre la pantera che si aggira, come una padrona, in questa tabaccheria un po’ fuori dal tempo. Un po’ come nel film “Smoke”, in cui il tabaccaio Harvey Keitel per anni ferma in un’immagine fotografica, alla stessa, ora ogni singolo giorno, l’angolo di strada della sua tabaccheria.
Ieri alla tabaccheria ho fatto il mio primo furto.
La bella signora rossa era di là, nell’altra stanza a passare schedine nella mangiasoldi del totip, la vecchina era, come sempre, seduta e beata, persa nel limbo degli anni d’argento…Mi ha vista sicuramente, ma non so se si sia resa conto di quello che stavo facendo. Altri clienti lì davanti al banco dei tabacchi e dei dolciumi non ce n’erano. Solo un esercito di tanti pacchetti di sigarette, ordinati per marca e una piccola trincea di accendini di mille colori e forme. La gatta mi ha salutata aprendo pigramente solo un occhio svegliandosi, per un attimo, dal suo pisolino serale…
Sono stata veloce e attenta… Mi sono posizionata davanti al bancone, la schiena a coprire i rapidi gesti delle mani. Loro erano lì: una tentazione col gusto dolce e intenso dell’infanzia, vestite di carta colorata, presagio di sugoso piacere fruttato, gentilmente addormentate nei loro vasi di vetro col tappo. Le caramelle…
Click!

Il display del mio cellulare ubbidientemente recita: “Salvare immagine .jpg in cartella dati?”. Clicco su “OK”, e nascondo la “refurtiva” in borsetta, appena in tempo.
La bella signora arriva un po’ trafelata dietro al banco lasciando oscillare sul petto gli occhiali da lettura, legati al collo con una catenella dorata “…Ecco a Lei…Le serve qualcos’altro?” “Bhè…uhm… sì, se per cortesia mi può dare cinque – ma giusto cinque contate – di queste caramelle gusto frutta, grazie!” Le porgo la moneta di taglio più piccolo che ho nel portamonete. “Mi spiace…” mi risponde la bella signora dietro al banco posandosi gli occhiali sul naso e frugando con l’indice fra le monetine nel registratore di cassa “…ma non ho da darLe il resto!”. Un attimo di silenzio complice… poi mi sorride, mi strizza l’occhio e la bella signora rossa mi saluta con un: “Offre la casa!”
Mi piace proprio un bel po’ questa tabaccheria.
Post reloaded del 25/06/2003






…ammazzate quant’ luuuuuungo! Ripasso più tardi.
Sembra lungo, per via delle foto, in realtà non sono tante battute e non è certo una lettura impegnata!
Bax
MJ
belle atmosfere, quasi dimenticate in città….
ti capita mai di entrare in quelle piccole cartolerie di provincia?!?! quell’odore misto di colla, matite, carta che riporta all’infanzia….bellissimo!
besos!
Bel quadretto davvero, ci manca solo l’indirizzo: quindi tu fai la “sciampista”lì vicino!?