13 07 2005
Come sarà? Aspetto il mio turno davanti al bancone della lavasecco, devo ritirare un mio abito di lino, la giacca sportiva di Lo e un suo maglione. Per distrarmi sbircio il serpentone girevole coi capi appesi, cercando i nostri.
Poi poco più in là, dietro una tenda a perline, intravedo dei carrelloni in metallo. Dentro alla rinfusa, sono abbandonate dozzine e dozzine di trapunte, copriletto, coperte. Un’accozzaglia di fantasie, colori, tessuti, disegni. La vista d’insieme è di un kitsch tremendo.
In quelle coperte scomposte, così chiassose e "povere" e pop, vedo gli interni di trilocali in periferia, le camerette di bambini cresciuti negli anni ‘80 che ora vengono usate per quando i parenti vengono in visita, vedo i talami nuziali violentati da ruches di raso sintetico e poliestere in un improbabile color rosa confetto, vedo i plaid sformati, le coperte ruvide da ospedale o caserma, vedo una bambola con vestito fatto all’unicinetto di lana posata sui cuscini.
Varia umanità racchiusa nelle cuciture di trapunte: sogni e incubi comuni, sessioni copulatorie, coccole salti e giochi, letture notturne alla luce di un abat jour, letti di malattia e vecchiaia, stoffe imbottite illuminate solo dalla luce di una tivù, bandiere patchwork che sventolano sul davanzale a prender aria e smog la mattina in una corea milanese.
Via, tutte insieme: rose fuxia per la trapunta della signora Ines, disegni geometrici per la coppia di architetti, disney per il letto a castello di Karim, madras per la casa al lago di Piero, tartan scozzese nel camper di Alfonso, fiorellini provenzali per lo stile country di Cinzia…E’ come se mi parlassero da quel cestone, raccontandomi di chi le ha usate, comprate, sporcate, vissute.
Un uomo scaraventa le trapunte come stracci in giganti lavatrici. Ne usciranno come nuove, igienizzate (almeno così assicura il cartello che campeggia dietro il bancone), pulite, ripiegate, imbustate e pronte per il letargo estivo. Scariche di quell’umanità che prima le aveva impregnate.
Dal cesto di metallo spuntano lembi di coperte e trapunte a cui sono stati graffettati numeri tagliandini numerati. L’uomo continua a travasare copriletti, coperte, trapunte…
"A chi tocca?"
Torno alla realtà risvegliata dalla commessa che mi guarda con aria interrogativa. Mi guardo attorno, c’è solo una signora sui quarantacinque, corpulenta, abbronzatissima, capello crespo stinto, veste un camicione sgargiante, con occhiali da lettura da cui pende una catenella di perline turchesi. Prima non c’era, altrimenti l’avrei notata.
"Forse tocca a me" le porgo lo scontrino con l’etichetta ed il numero colorato. La signora maga magò intanto fruga nella sua borsa di paglia colorata.
Il serpentone si attiva e sfilano i capi, la commessa ferma la manovia, controlla, riprende la ricerca, infine stoppa.
"Numero E851 rosa, trovati! Ecco a lei!"
Ringrazio, controllo al volo che ci sia tutto: il mio abito, la maglia e la giacca di Lo. Ok. Saluto. Mentre cammino verso l’uscita del centro commerciale, con i ganci delle grucce in metallo che mi segano le dita, non posso evitare di voltarmi un’altra volta verso la lavasecco rapida. La signora sta porgendo ora il suo numero alla commessa. Chissà se ritira una trapunta…






dai, non andare via
mi son salvato le tue foto. adesso passerò le mie ore migliori a guardarti negli occhi
uh!!!
secondo me la trapunta della signora è quella leopardata……!
:-D
Come ti ho già detto dovresti pensare seriamente di scrivere un libro, visto il tuo spirito di osservazione e la tua capacità di metterlo nero su bianco in modo così conivolgente
Silvia Petesona
Bel post e brava tu che col tuo spirito di osservazione. E il modo in cui riesci a fissare quello che vedi…

Ho visto anch’io le foto…complimenti hai due occhi bellissimi!
Marcello
Grazzzz Marcello! :*
Bax
ma no MJ, niente trapunta : la signora ha ritirato quel bel taillerur a strische nere e fucsia col fiocco fuscia proprio sotto le poppe
*
Buona strada
La lavasecco è un po’ come la merceria, come il negozio di scarpe dietro l’angolo, come la mesticheria o la cartoleria. Piano piano inglobati nei centri commerciali, nelle shopville o vattelapesca. Comodi, ma per nulla poetici..
Il “lattarolo”, chi si ricorda del “lattarolo”?..