28 03 2006
Gli occhi cercano di scavare tra la gente accalcata, finalmente riescono a far breccia e tra le teste e le spalle si intravede una suora missionaria.
Il suo velo azzurro e bianco la fa sembrare quasi vestita di jeans e le sopracciglia grigie sono l’unica cosa che rivela la sua età.
In un primo momento non capisco cosa sta cercando di spiegare china verso tre bimbe a bocca aperta che la fissano metà stupite e metà dubbiose. Le mani paffute della donna hanno unghie curate, ma le dita sono segnate. Polpastrelli consumati a sfogliare il breviario, e carezzare visi rugosi e scacciare lacrime di bambini viziati e di altri seviziati. Mani impiegate in lavori umili e in alte preghiere.
Qualcuno davanti a me non è più interessato e passa allo stand successivo, mi faccio largo e conquisto un posto in seconda fila.
Mi godo lo spettacolo di tre risolini eccitati, sono le bambine che tastano un groviglio lanuginoso e giallastro.
“Questa è lana…i vostri nonni la mettevano nei materassi”.
Una piccola spettatrice avvicina al naso il riccio e fa una smorfia, non gradisce l’odore “animale”.
Con pazienza la suora continua con la spiegazione mostrando vasetti di polvere color indaco e giallo zafferano. Nel caos della fiera non riesco e forse non voglio sentire le sue parole. Il mio sguardo è inchiodato sui suoi palmi che ora porgono una nuvola azzurra in cui le dita delle bimbe affondano soddisfatte, come se avessero appena toccato un angolo di cielo.
In pochi attimi il batuffolo viene sfilacciato dalla suora, inesorabile, precisa, con ritmo costante. Ha una naturalezza che pare stia sgranando un rosario, invece mi accorgo che sta filando. Eccolo lì il fuso di legno, nudo come un braccio di crocefisso. Sono sufficienti dei rapidi movimenti ed il cono oblungo si veste di filo azzurro. Sempre di più, a velocità crescente. Come se il filo fosse un serpente che intimorito di cadere a terra si attorcigliasse ad un ramo.
Mi scosto, non reggo la vista di quel filo che si tormenta nelle mani della suora e si attanaglia al fuso per farsi fitto e compatto.
Sono io quel filo.
Mi allungo nei miei dubbi, mi spezzo nella paura, mi ricompongo nel mio dolore, annodandomi su me stessa, ricominciando da capo, ripassando sugli errori, sognando di diventare una calda sciarpa o un guanto.
So che la suora sta terminando di filare il fiocco di cielo. Le bimbe imbeccate dalle mamme ringraziano la religiosa ubbidienti. La suora sorride, abbandona sul banchetto il fuso per far loro un buffetto sulla guancia.
Il tavolino da campeggio, drappeggiato di juta è sbilenco, mentre mi allontano dallo stand con la coda dell’occhio scorgo il fuso cadere a terra ed iniziare a rotolare liberando la cima del filo con una scia azzurra birichina in fuga tra il calpestio della gente.
Cerco l’uscita dal padiglione della fiera, fuori c’è il sole, cerca di infiltrarsi dai finestroni. Sono all’aperto nel cortile del palazzo.
Istintivamente socchiudo gli occhi e respiro a fondo. Quando li riapro l’azzurro del cielo mi si tuffa addosso dai trampolini di cemento dei condomini milanesi.
Sorrido in piccolo, dentro di me. Da grande sarò filo, ma di aquilone.






BENTORNATA!!!
Mo’ grassssie
Bax
MJ
Ma bentornata!!! mi aspettavo ormai la chiusura del blog…
Da grande sarò filo… io ti facevo già grande.
Kisses, F.
Sorry, ero io, RoggieDiver
Roggie, l’avevo capito che eri tu…
Ehm… soffro di sindrome di peter pan.
:DDD (c’è mica tanto da ridere però :S aiutt)
Bax
MJ
Sindrome da Peter Pan? Siamo in due
solo un augurio caro filo : buona e lunga strada al tuo aquilone! un bacione e bentornata. Besos & lamps. Rey