4 09 2006
Primo giorno di scuola. A ricordarmelo sono le mamme col sorriso un po’ triste e i lucciconi davanti al portone della scuola elementare.
A me sembrano tutti piccoli questi bambini. Io non ero così. O forse sì.
Rallento per curvare attorno all’edificio, ben sapendo che oltre l’angolo uno zaino con i piedi potrebbe tagliarmi la strada. La scuola ha tre ingressi.
Faccio per abbassarmi la visiera ma decido che l’aria di settembre, da primo giorno di scuola, mi piace. Decelero ancora, le strisce pedonali me lo impongono.
La velocità quasi a passo d’uomo mi permette di vederla ancora meglio. E’ sul marciapiede a fianco a me, procede in direzione opposta alla mia, cinquanta metri più avanti, sulla destra. La bimba scioglie impaziente la manina dalla presa della madre. Un gesto infastidito, fatto chissà quante volte di fronte alle vetrine di giocattoli, al parco giochi.
Vedo la madre alzare gli occhi al cielo e sbuffare divertita. Sa che oggi sono due mani che lasciano la presa, mentre un domani sarà:
"mammachepallecheseivogliofarelamiavita".
La bambina ha iniziato a correre verso il portone sud della scuola, è come in fuga. La corsa la impegna così tanto da farle sobbalzare la mascella e tremare le guance ad ogni falcata. Non ha l’eleganza di un velocista, piuttosto è scomposta e goffa.
Non m’accorgo del tombino e rimbalzo leggermente anch’io sulla sella. Ridicola donna in moto. Il guizzo della bimba si contrappone alla flemma della madre, che non ha modificato il passo e, dopo aver rovistato nella borsa, ha sfoderato il suo cellulare per fotografare la piccola sulla soglia del portone "Riservato alle classi I A e I B".
Si capisce che il grembiule rosa la impiccia nella sua volata finale e percepisco anch’io le scarpine nuove fregarle sull’alluce. No, è solo suggestione: sono le mie scarpe che giocano un po’ nervose con il pedale del cambio. Stringo le mani sul manubrio come lei stringe gli spallacci dello zaino. Sono regolati troppo lenti e li afferra come un paracadutista frustato da folate d’aria.
Per un istante, distratta dal rumore della moto, la scolaretta rallenta la corsa e mi osserva, affannata. Sembra dirmi con un’occhiata trionfale:
"E’ il mio primo giorno di scuola! Sono grande!"
Non reggo lo sguardo e abbasso gli occhi. Chiudo la visiera per darmi un contegno e nello specchietto retrovisore intravedo madre e figlia di spalle, ricongiunte di nuovo per mano. Giro l’angolo. Guardo avanti. Vado su di marce e accelero.
Sono io quella in fuga ora. Mi accorgo di invidiarla. Per entrambe le affermazioni nel suo sguardo spavaldo. E per quella stretta di mano. Io non ero così. O forse sì.






Ehilà cucciola. Welcome back.
io “grande” ricordo di essermici sentita in 5 elementare, quando finalmente ho iniziato ad andare a scuola da sola… per non parlare di quando ho sfregato la saponetta x la prima volta… Ah, no, quello l’ho solo sognato… per ora!
Un mega bacio! McA.
Bello, veramente. E complimenti per lo spirito d’osservazione, o per il cuore con cui l’hai osservato, se preferisci..
(ps. il vasino?? Maddai..
)
Si.
L’ho riletto il tuo pezzo. È un racconto. Di particolari riflessi. Un racconto di viaggio. Un viaggio doppio, in sella ai tuoi desideri. Davvero gustoso.
Spero, si. Di leggerne altri. Oltre la tua visiera.
Per ripartire.
A luci accese, sempre.
ma adesso i bambini al primo giorno di scuola non ci vanno mica da soli
li devono inserire i genitori stanno li e li seguono al primo giorno di asilo e anche il primo giorno di scuola elementare …
qualcuno mi dice ceh tra qualche anno i genitori accompagneranno i figli anche al primo giorno di lavoro e si raccomanderanno al capo di trattarlo con pazienza quel loro bambino ( 2 mt per 100 kg… )
grazie dei consigli, splendida!
Un bacio! McA.
Sarà che adesso ho una figlia piccola ma questo post mi ha fatto commuovere.
:)
Ciao
bellissimo!!!!
anche io ieri mi son commosso un po’ a guardare tutti gli scolari felici che si ritrovavano dopo mesi…..e mi è tornato in mente il sapore di quei giorni, il rito del grembiule/fiocco/cartella/astuccio/matite colorate!
che figata!
oggi prendi un aereo e ti spari 4.000 km in giornata per una riunione e quasi non te ne frega un casso!
forse era meglio allora!